Iraq, al via il governo della speranza


di Shorsh Surme

Il Parlamento Federale Iracheno ieri sera ha approvato il nuovo governo di Haidar al-Abadi, nella foto sorridente, dando al Primo Ministro solo una settimana di tempo per la nomina di due ministeri chiave, Interno e Difesa, ancora vacanti a causa delle ben note beghe politiche….. Il compito di questo nuovo governo è quello di salvaguardare l’unità del Paese, affrontando seriamente i terroristi dello Stato islamico (Isis), cercando di dimenticare le divisioni create dal governo precedente di Nouri al-Maliki. Quest’ultimo, con la sua politica sciagurata e autoritaria, ha creato una divisione ancora più profonda di quello che c’era già, escludendo sia dal governo che dalle istituzioni la minoranza sunnita che ha determinato l’attuale situazione in cui versa l’Iraq.
Il nuovo primo Ministro, Haidar al-Abadi, ha promesso di cercare di risolvere tutte le questioni in sospeso con la regione federale del Kurdistan.
Infatti, i curdi inizialmente avevano rifiutato di partecipare sia alla prima seduta del Parlamento sia al nuovo governo, ma dopo la riunione dei partiti della coalizione curda, è stato deciso di entrare nel Governo, dando tre mesi di tempo al premier per risolvere le controversia con la Regione del Kurdistan, in primis lo sblocco degli stipendi per i dipendenti pubblici.
L’ex primo ministro iracheno, Nouri al-Malik, infatti, aveva tolto tutti i finanziamenti al governo regionale del Kurdistan senza alcuna motivazione, violando così la nuova costituzione irachena e ignorando che la regione del Kurdistan gode di un elevato grado di autonomia da Baghdad e ha le proprie forze di sicurezza, ha un governo e la sua bandiera, cosa che Al Maliki non aveva mai mandato giù.
Anzi, ha sempre accusato i dirigenti curdi di firmare dei contratti con le società energetiche straniere senza le loro autorizzazioni.
La comunità internazionale e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, pur accogliendo con favore la formazione del nuovo governo, hanno invitato tutti i leader politici iracheni di »continuare a collaborare nel bene del paese».

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