Mosul: incursioni nelle chiese. Si tratta per la liberazione di suore ed orfani

Aggiornato il 03/05/18 at 04:40 pm


Da qualche giorno l’aviazione militare irachena ha iniziato a bombardare Mosul, e i raid aerei stanno crescendo ogni giorno d’intensità. Ieri le strade che attraversano la Piana di Ninive erano piene di convogli di auto con le famiglie….. musulmane in fuga da Mosul verso Erbil e il Kurdistan iracheno”. Così l’arcivescovo caldeo di Mosul Amel Shamon Nona descrive all’agenzia Fides la situazione sul campo nella città conquistata il 9 giugno dagli insorti sunniti guidati dai miliziani jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil).
Le incursioni aeree continuano a svuotare la città della popolazione civile, mentre i miliziani continuano a controllare i quartieri e si registrano incursioni di gruppi armati anche nelle chiese. Tra ieri e l’altro ieri – riferisce a Fides l’arcivescovo Nona “gruppi armati hanno fatto incursione nella chiesa siro-ortodossa di Sant’Efrem e in quella siro-cattolica intitolata a San Paolo. I blitz sono durati poche decine di minuti, e ci viene confermato che dalla chiesa siro-ortodossa è stata asportata la croce presso l’altare”. Nei primi giorni successivi alla caduta di Mosul in mano agli insorti, gruppi di musulmani avevano presidiato le chiese per impedire saccheggi.
Riguardo alle due suore e ai tre orfani sequestrati a Mosul lo scorso 28 giugno, non hanno finora avuto esito positivo le iniziative per ottenere la loro liberazione subito tentate dalle autorità ecclesiastiche locali attraverso canali riservati di mediazione. Intanto nelle città e nei villaggi della Piana di Ninive l’interruzione dell’elettricità e delle forniture idriche inizia a creare situazioni di emergenza umanitaria tra la popolazione, anche a causa del caldo torrido che sta interessando la regione.
Tutta l’area della Piana, fino a poche decine di chilometri da Mosul, adesso è sotto controllo militare curdo. Ma le milizia curde Peshmerga non manifestano per ora l’intenzione di coordinarsi con l’esercito governativo iracheno e entrare in conflitto con gli insorti sunniti. Diversi analisti ipotizzano un patto non scritto di non aggressione tra curdi e ribelli sunniti: un eventuale smembramento dell’Iraq favorirebbe il progetto d’indipendenza da sempre accarezzato dai curdi nel nord dell’Iraq.
Per questo i leader curdi avrebbero ora una tacita convergenza di interessi con i jihadisti dell’Isil, che a loro volta, nella loro avanzata rapida in territorio iracheno, hanno potuto contare sull’appoggio delle tribù sunnite legate al Baath, il Partito di Saddam Hussein la cui rete era stata esautorata dopo la caduta del regime. Occorre tener presente che proprio il partito Baath, un tempo simbolo del nazionalismo pan-arabo, è lo stesso che in Siria col suo apparato fornisce la base al regime degli Assad. Un quadro in cui si coglie in tutta la sua complessità non aliena da contraddizioni il gioco di alleanze, connivenze, opposizioni e interessi che stanno scuotendo quelle aree del Medio Oriente. (R.P.) Radio Vaticana

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