Esplosioni nel sud della Turchia: quaranta morti, un centinaio di feriti


Due autobomba a Reyhanli, nel sud del Paese, non lontano dal confine con la Siria. Poi una terza deflagrazione, attribuita però all’esplosione di un serbatoio di un’auto. Per il premier Erdogan gli attentati sono legati a Damasco o al processo di pace in Kurdistan…. Quaranta morti e un centinaio di feriti. E’ il bilancio, ancora provvisorio, di tre esplosioni avvenute nella città di Reyhanli, nel sud della Turchia, non lontano dal confine con la Siria. Per il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, potrebbero essere collegate con la crisi siriana o con il processo di pace in corso in Kurdistan. Il titolare degli Esteri Ahmet Davotoglu ha dichiarato che il governo di Ankara si riserva il diritto di assumere “ogni genere di misura” che riterrà idonea per rispondere agli attacchi.
La dinamica. Due autobomba sono esplose lungo l’Ataturk Boulevard, l’arteria centrale della cittadina di confine, davanti al municipio e all’edificio delle poste. Qualche ora più tardi c’è stata una terza deflagrazione, che secondo il ministro dell’Interno Muammer Guler è stata causata dall’incendio del serbatoio ……..di un’auto e “non ha nulla a che vedere” con le due che l’hanno preceduta. Dopo le micidiali esplosioni, Reyhanli sembrava colpita da un bombardamento: case sventrate, automobili distrutte, macerie e corpi stesi a terra.
Secondo i media turchi c’è tensione nella zona fra la popolazione locale, per buona parte alawita, e i rifugiati siriani, per lo più sunniti. Negli ultimi mesi ad Antiochia ci sono state manifestazioni di sostegno al presidente siriano alawita, Bashar al Assad, e raccolte di firme per la chiusura dei campi che lungo il confine accolgono rifugiati e disertori siriani, a detta di alcuni basi arretrate per
Sospetti su Damasco. In attesa dei risultati delle indagini il governo di Ankara non ha ancora elementi sui responsabili della strage di Reyhanli. Il regime di Damasco è fra i possibili indiziati, come ha detto il premier Erdogan. La crisi siriana, ha spiegato, è una questione “sensibile” e “queste azioni potrebbero essere state decise per provocare questa sensibilità”. Duro il vicepremier Bulen Arinc, secondo il quale il regime di Assad è “senza dubbio fra i principali sospettati per l’istigazione e l’esecuzione di un simile piano vergognoso”. I responsabili degli attentati di oggi a Reyhanli sono “legati a organizzazioni che appoggiano quel regime”: non ha invece dubbi il ministro dell’Interno Guler.

Non è esclusa, però, neppure la pista del Kurdistan: “Coloro che non accettano il processo” di pacificazione avviato con il Pkk “potrebbero decidere tali azioni”, ha detto a caldo il premier.
 

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