L’Iraq dieci anni dopo Iraqi Fredoom


di Antonella Tauro

Il 4 aprile 2013 l’agenzia Reuters ha pubblicato un’intervista a quattro combattenti siriani schierati sul fronte del presidente siriano Bashar al-Assad in cui dichiaravano di essere stati addestrati presso una base segreta iraniana…….. La questione, oltre a far parlare nuovamente del rischio di una “regionalizzazione” del conflitto siriano, mette in imbarazzo con gli Usa il governo centrale iraqeno. Il sospetto è che l’Iraq consenta il transito sul proprio territorio di soldati e di armi che dall’Iran vanno ad ingrossare le fila delle milizie fedeli al regime di Assad, mentre gli Stati Uniti offrono assistenza ai ribelli sotto forma di rifornimenti e addestramento.
Il governo centrale di Baghdad, retto dallo sciita Nouri al-Maliki, mostra dunque di subire l’influenza di Teheran, mettendo in discussione l’alleanza con Washington e mostrando un atteggiamento fortemente ambiguo.
Il segretario americano John Kerry in visita a Baghdad il 24 marzo 2013, ha sostenuto che la fedeltà dell’Iraq al governo di Washington rappresenta uno dei punti più importanti dell’impegno americano in Medio Oriente. Il viaggio di Kerry in Iraq è arrivato quattro giorni dopo che nel paese si è celebrato il decimo anniversario dell’invasione irachena (avvenuta il 20 marzo 2003) guidata dalla coalizione statunitense.
Il 19 marzo 2013 a Baghdad e in altre città del paese sono stati messi in atto una serie di attentati contro la popolazione sciita irachena e le forze di sicurezza del governo. Gli attacchi sono stati rivendicati dall’ISI (Stato islamico dell’Iraq), etichetta sotto cui confluiscono gli iracheni sunniti affiliati ad al-Qaeda. Queste azioni suonano come un campanello d’allarme per il sistema di sicurezza iracheno debole e quotidianamente esposto agli attacchi terroristici.
“Il lavoro da fare in Iraq è ancora tanto e le sfide sono sotto gli occhi di tutti”. Kerry durante la sua visita a Bagdad ha parlato di corruzione, terrorismo e violenze settarie che minano la stabilità del nuovo Iraq. Ed è proprio a proposito delle divisioni settarie scoppiate nel paese che il segretario di Stato americano ha invitato il capo del governo iracheno a condividere il potere in maniera più equa con curdi e sunniti, al fine di promuovere un’unità nazionale più solida.
L’instabilità del governo iracheno, provocata dal ritiro delle truppe americane dall’Iraq avvenuto il 15 dicembre 2011, è stata alimentata da alcune questioni interne che sono scoppiate una dopo l’altra per la mancanza di un potere statale centrale che riuscisse ad amministrare tutto il territorio.
In Iraq la maggioranza sciita al governo viene indebolita dalle insurrezioni della popolazione sunnita, che percepisce le politiche di al-Maliki come discriminatorie e accusa il potere centrale di essere autoritario.
La nuova Costituzione, promulgata nel 2005, riflette gli interessi di sciiti e curdi, ignorando invece le richieste dei sunniti. Ma non sono solo i sunniti ad essere scontenti dell’operato di al-Maliki. Contro l’azione del governo di Bagdad a inizio anno si è fatta sentire anche la voce del leader religioso sciita Moqtada al-Sadr.
Tra le divisioni irachene al-Qaeda trova un terreno molto fertile. L’organizzazione sfrutta le tensioni settarie e cavalca il malcontento sunnita per reclutare adepti. Dall’inizio del 2012 le azioni terroristiche di al-Qaeda in Iraq (AQI) si sono intensificate e sono arrivate ad interessare anche la vicina Siria. Il gruppo dei ribelli sunniti di Jabhat al-Nusra, che in Siria combatte contro il regime di Assad, vede tra le sue file la presenza di alcuni dei più estremi dei sunniti iracheni.
Il fragile equilibrio iracheno passa anche da Erbil, capitale del governo regionale semi-autonomo del Kurdistan (GRK). I rapporti fra Baghdad ed Erbil in materia di controllo del territorio e gestione delle risorse si vanno inasprendo. I curdi rivendicano il diritto di vendere le proprie risorse petrolifere e di firmare contratti senza l’autorizzazione del governo centrale e lamentano l’esigua fetta di torta a loro destinata, nonostante l’alta concentrazione di giacimenti presenti nella regione.
fonte:meridianaonline
 

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