L’Iraq dopo 10 anni


di Shorsh Surme

Questo massacro è avvenuto proprio il 19 marzo al 10 ° anniversario dalla seconda guerra in Iraq ed è costata la vita ad oltre 4.000 soldati americani e 190 milla Iracheni e 2.200 miliardi dollari…….. Infatti, 10 anni fa, una coalizione guidata dal Governo degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito, con le loro colonne dell’esercito, entravano nella capitale Baghdad da diverse direttrici fino ad arrivare nella piazza Tharir, in pieno centro. Lì una grande statua del dittatore che divenne poi simbolo della fine del tiranno che governava il paese mediorientale da 35 anni durante i quali i popoli dell’Iraq sono stati privati di tutto: della libertà di poter usufruire delle risorse nazionali per il proprio sviluppo, come il petrolio, ma anche dell’aria per respirare.
Saddam Hussein aveva trasformato l’Iraq in una enorme caserma. Le due guerre, prima quella con l’Iran e poi quella del Golfo, e dodici anni di embargo avevano prodotto un esodo massiccio di Iracheni all’estero e un milione di morti.
Ebbene, a fronte di tale situazione disastrosa, oggi, nel bene e nel male, i popoli dell’Iraq sono contenti del cambiamento, della rinata possibilità di libertà. Nonostante le autobombe ed i kamikaze, in questi cinque anni sono nati settanta nuovi partiti, la libertà di stampa ha prodotto un fiorire di giornali e di Tv locali e satellitari. Tutto questo con Saddam non c’era e non era possibile. Anche dal punto di vista economico qualche cosa è cambiato: prima non si poteva pianificare nulla, adesso si possono fare progetti, pur piccoli per il futuro. E’ stato avviato un processo politico, pur lento, verso la democrazia del Paese, è stata scritta, con la partecipazione di tutti i rappresentanti, la nuova Costituzione che si può definire unica sia nel mondo Arabo che nel mondo Islamico. La nuova costituzione garantisce il diritto di tutte le etnie e tutte le confessioni religiose sebbene l’attuale governo di Al Malki abbia disatteso le aspettative per i propri interessi politici.
Nonostante il territorio della antica Mesopotamia rappresenti con i suoi 115 miliardi di barili la terza più grande riserva di petrolio del mondo, l’attuale governo si trova a dover affrontare la paradossale situazione di scarsità di carburante. Il deficit industriale, nella fattispecie di raffinazione, impone degli alti costi per le importazioni del prodotto finito
Con ciò non possiamo dire che l’Iraq sia giunto il sereno: negli ultimi dieci anni i terroristi di Al-Qaeda e gli jihadisti provenienti sia dal mondo Arabo che da quello Islamico (dall’Iran e dalla Siria disastrata) continuano ancora oggi con le loro azioni destabilizzanti.

 

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