Un aiuto ai profughi siriani: l’Italia dona alle ong turche una struttura sanitaria


Per fornire una prima assistenza sanitaria alle persone che scappano dal conflitto in Siria nei Paesi vicini, l’Italia ha donato ad alcune organizzazioni non governative in Turchia una struttura sanitaria da campo…….. Sono decine di migliaia le persone che scappano dalle violenze e dall’orrore della guerra in Siria, per cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto in Turchia, Giordania, Libano e Kurdistan iracheno.
Un inferno di violenza e devastazioni che ha mosso anche l’Italia a mettere in piedi azioni per sostenere profughi e sfollati siriani.
Funzionari del Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero degli Affari Esteri hanno formato un team che ha svolto una missione in Turchia volta ad assistere le autorità locali nel passaggio di consegne della struttura sanitaria campale donata dall’Italia ad alcune organizzazioni non governative locali che forniscono la prima assistenza sanitaria alle persone che tentano la fuga dalla guerra civile.
La struttura sanitaria – formata da un Posto Medico Avanzato (PMA) composto da due tende fruibili come sala di attesa, ambulatorio medico-cardiologico e chirurgico traumatologico, da un carrello per il trasporto del PMA stesso, e da un container completo di apparecchiature medicali e attrezzature – verrà gestita e usata da personale medico e paramedico delle ong locali al fine di migliorare le condizioni di vita sanitarie della popolazione civile siriana nei territori al confine con la Turchia.
Nel corso della missione, gli esperti italiani hanno organizzato due giorni di formazione ed esercitazione per mostrare ai professionisti locali le tecniche di montaggio e smontaggio della struttura sanitaria, oltre al corretto utilizzo delle strumentazioni di cui la stessa è dotata.
Secondo diverse fonti, incluse le Nazioni Unite, il fuoco in Siria è responsabile della morte di 30.000-37.000 persone, di cui circa la metà sono civili. L’Onu stima che circa 1,5 milioni di siriani siano sfollati all’interno del Paese.
fonte:giornaleprotezionecivile

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