Iraq sull’orlo di una guerra civile


di Shorsh Surme

Mentre gli Iracheni continuano a essere a balia del terrorismo nazionale ed internazionale, il premier Nouri al-Maliki continua a togliere il potere ai suoi avversari ed all’interno di un governo di “Unità Nazionale” e consolida la sua autorità, portando il paese sull’orlo di una guerra civile. ……….. Si sperava che, dopo la caduta del regime di Saddam, l’Iraq potesse dire addio alla violenza ed alla guerra, dopo tutto quello che avevano subito del regime precedente. Invece siamo di fronte a un personaggio come Al Maliki, che non fa altro che asaudire gli ordini che provengono degli Aytollah Iraniani, non badando nè al parlamento nè ai membri dello stesso suo governo, composto da tutti i rappresentanti dei popoli dell’Iraq.
Basti pensare che pochi giorni fa Al-Maliki, nella sua prima visita a Mosca in tre anni e mezzo, ha confermato il suo appoggio al regime criminale di Assad, cosa in contrasto con la posizione dei partiti dell’Iraq, che sono per le dimissioni dell’alawita Assad.
Al Maliki, nella sua visita, aveva anche siglato con Russia di Putin un accordo per una fornitura di armi e blindati che sfiora l’equivalente di 4 miliardi di euro, ma, per fortuna il parlamento è riuscito ad annullare una spesa inutile, nel momento che la popolazione del Centro e del Sud manca tutto: elettricità, acqua potabile e soprattutto lavoro. Infatti la disoccupazione ha raggiunto quasi il 22% in un paese che gallegia sul petrolio. Una risorsa, questa, che i cittadini Iracheni non vedono nemmeno, a causa della corruzione e del nepotismo che dilagano ovunque.
Ora, la cosa più pericolosa è la minaccia di Al Maliki alla regione federale del Kurdistan, che avviene inviando l’esecito nelle zone contese, che sono al di fuori del autorità del Governo Regionale Curdo (KRG), dove a suo tempo Saddam aveva applicato la politica di arabizzazione per distaccare il territorio del Kurdistan.
L’articolo 140 della nuova Costituzione aveva sancito che in breve tempo le zone contese sarebbero dovute tornare alla loro madre patria Kurdistan, in particolare la città di Kirkuk, che viene considerata la Gerusalemme del Kurdistan per la convivenza di vari etnie e religioni e che ora è minacciata dalla divisione militare dal Dicla (Tigre) creato ad hoc dal premier Al Maliki per fomentare l’odio tra le varie etnie, in particolare quella curda.

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