Turchia: a confine Siria-Iraq si riaccende crisi curda


di Francesco Cerri
ANKARA – In una delle aree gia’ piu’ calde del pianeta fra Turchia, Iran, Siria e Iraq, si riaccende con prepotenza anche la crisi del Kurdistan turco: in una breve ma violenta battaglia attorno all’avanposto turco di Yesiltas, nella provincia di Hakkari, sono…. morti questa mattina 8 militari di Ankara e 10 ribelli curdi del Pkk, il movimento armato indipendentista, e almeno altri 16 soldati sono stati feriti.
Sono gli scontri piu’ sanguinosi da mesi nella trentennale crisi del Kurdistan turco, che ha gia’ fatto oltre 40mila morti.
E intervengono mentre Ankara cerca di trovare una via d’uscita politica al conflitto. Secondo le autorita’ turche, con ogni probabilita’ i miliziani del Pkk sono giunti prima dell’alba dalle loro basi nelle montagne del nord dell’Iraq, ora sotto controllo curdo-iracheno, e hanno attaccato tre postazioni di un avamposto dell’esercito a Yesiltas. L’assalto, con lanciagranate e armi automatiche, e’ stato micidiale. Otto soldati sono stati uccisi, 16 feriti. ”Erano superiori in numero e armamento” ha spiegato il vicepremier turco Bulent Arinc. Il contrattacco, scattato poco dopo, con truppe a terra e elicotteri d’assalto, secondo l’ufficio del governatore di Hakkari e’ costato la vita a 10 miliziani curdi che si stavano ripiegandosi verso l’Iraq.

Il bagno di sangue di Yesiltas arriva in una fase di tensione crescente lungo il confine con Iraq e Siria fra forze turche e Pkk, che ha gia’ fatto diversi morti dall’ inizio dell’anno. L’ultimo, un soldato turco, ieri vicino al confine siriano. Questo mentre ad Ankara si intensificano i contatti fra le principali formazioni politiche nella ricerca di una via d’uscita politica al conflitto. Il premier islamico nazionalista Recep Tayyip Erdogan e il capo dell’opposizione socialdemocratica Kemal KÕlÕçdaroğlu hanno tenuto un raro vertice 10 giorni fa per studiare una strategia comune. Due giorni dopo Erdogan ha annunciato che dall’anno prossimo nelle scuole turche sara’ possibile scegliere il curdo quale seconda lingue per sei ore la settimana. Un gesto definito ”storico” dal premier. Ma certo non sufficiente. Altri segnali sembrano indicare pero’ che qualcosa forse si sta muovendo dietro le quinte. La deputata curda Leyla Zana, simbolo della lotta per l’autonomia del Kurdistan, Premio Sakharov per la liberta’ di pensiero dell’Europarlamento, nei giorni scorsi si e’ detta convinta che Erdogan riuscira’ a risolvere la questione curda. Il premier ha risposto dichiarandosi pronto a incontrarla mentre il vicepremier Arinc non ha escluso un possibile trasferimento del capo del Pkk Abdullah Ocalan – che sconta l’ergastolo nell’isola carcere di Imrali – agli arresti domiciliari se ci sara’ un processo di rinuncia alla violenza da parte del movimento armato. Erdogan ha parlato di una ”opinione personale” del suo vice, ma l’ipotesi ora e’ apertamente discussa ad Ankara da politici e giornali.

Intanto rimane alta pero’ la pressione su intellettuali, studenti e politici curdi, centinaia dei quali sono tuttora in carcere per presunte attivita’ di ”terrorismo”, fra cui decine di giornalisti e oltre 30 sindaci. (ANSAmed).

 

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