Quei religiosi che vogliono “cancellare” i curdi


di Maghdi Abo Abia

La Turchia non riesce a trovare una soluzione relativa al dramma dei curdi. Il premier Recep Tayyip Erdogan in una recente intervista ha confermato l’indissolubilità della Turchia, “un paese, una nazione, uno stato, una bandiera, una religione”…… ISLAM COME CAVALLO DI TROIA – Il Time però raccoglie anche le voci della minoranza curda per la quale il partito “Giustizia e Sviluppo”, Akp, al potere dal 2002, insiste sulla questione religiosa per chiudere il raggio d’azione dei curdi usando l’Islam come fosse un cavallo di troia. I curdi sono sunniti, i turchi sciiti. I curdi hanno voluto denunciare alla stampa mondiale il movimento Gulen, una specie di gruppo religioso che tiene in mano le redini politiche ed economiche del Paese.
COLPA DI FETHULLAH GULEN – Secondo i curdi questo gruppo, il cui nome è ispirato a quello di Fethullah Gulen, predicatore islamico residente in Pennisylvania, sta lavorando nell’ombra per “assimilare” la loro minoranza. “Questi signori vengono nella nostra regione con l’intenzione d’insegnare la religione alla nostra gente”, ha spiegato nel 2010 Ahmet Turk, politico curdo. La sua versione è arricchita da Vahap Coskun, professore all’università Dicle di Diyarbakir: “lo fanno in nome dell’Islam, dicono, ma poi spingono le persone a dimenticare la loro identità con la scusa dell’impegno degli alunni. Grazie alla religione stanno assimilando i curdi per creare uno stato unitario”.
LEGGI ANCHE: Il genocidio che divide l’Europa
PER L’ISTRUZIONE – Il movimento Gulen ufficialmente rifiuta la politica. Il suo scopo è quello d’impartire un’educazione in regioni come quelle a maggioranza curda dove non c’è possibilità di andare a scuola. Il conflitto trentennale tra curdi e turchi ha peggiorato ulteriormente le cose. La scuola Ali Pehlivan, una delle 57 gestite dai Gulen nella regione di Diyarbakir, la più grande città curda di Turchia, è il 73esimo istituto elementare del Paese su oltre 18 mila scuole. Un successo straordinario, mai ottenuto da una scuola locale.
LA FRUSTRAZIONE DEL PKK – A qualcuno però sembra non andare bene questo successo. La scuola è stata spesso oggetto di attentati, 15 negli ultimi tre anni, che vanno dalle pietre alle bottiglie molotov scagliate contro l’edificio. Un’altra scuola Gulen al confine con l’Iraq, a Cizre, è stata attaccata con i lanciafiamme mentre due anni fa un imam vicino al movimento Gulen è stato ucciso ad Hakkari, a circa 400 chilometri ad est di Diyarbakir. Secondo gli esperti questi attacchi sarebbero opera del Pkk, il partito curdo dei lavoratori, in guerra con la Turchia dal 1984 e ritenuto da Europa e Stati Uniti un’organizzazione terroristica.
LEGGI ANCHE: La giornalista condannata per una frase
SONO NEMICI – Eppure il Pkk ha negato di essere dietro a questi attacchi, pur ritenendo il movimento Gulen un obiettivo legittimo: “ogni uomo deve avere il diritto alla difesa quando è sotto attacco, e questi signori stanno violentando il popolo curdo”. Dal canto suo Fethulllah Gulen ha attaccato l’esercito turco, reo di “non essere riuscito a finire un gruppo di banditi abbarbicato sulle montagne che da trent’anni combatte contro il nostro paese”. Due mesi dopo i soldati hanno ucciso 34 militanti del Pkk in un’incursione aerea.
INTIMIDAZIONE – Secondo i curdi però il movimento Gulen è il responsabile dell’arresto di centinaia di militanti del braccio politico del Pkk, ovvero il Kck. Secondo Vahap Coskun questi arresti sarebbero un’intimidazione neanche troppo velata nei confronti di tutti coloro che vorrebbero fare politica attiva a favore dei curdi “così da criminalizzarli isolando il loro movimento politico”. Secondo Emre Uslu, esperto di terrorismo, questi attacchi contro il movimento Gulen rappresentano la frustrazione di coloro che assistono inermi all’ingresso di queste persone nel tessuto sociale ed economico del Kurdistan, al punto che per il Pkk è diventato il nemico numero uno
Fonte:giornalettismo

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*