La Turchia e l’elasticità europea sulla questione curda


di Luca Bellusci

Dall’inizio del 2012 sono state circa 3.200 le persone prese in custodia detentiva in Turchia, con l’accusa di appartenere a una rete terroristica che farebbe capo al Kck, organizzazione della società civile curda che comprenderebbe al suo interno anche la formazione del Pkk…….. Con una media di 35 arresti al giorno, la compagine politica curda si ritrova ora a dover fare i conti con una graduale ma inesorabile decimazione di quei politici in grado di portare avanti le istanze della loro minoranza all’interno del paese, situazione che condiziona in maniera molto rilevante qualsiasi tentativo di riconciliazione nazionale.
In un recente rapporto dell’organizzazione per i diritti umani IHD si dichiara che nel 2011 sono state 12.685 le detenzioni preventive attuate nei confronti di politici, amministratori locali, giornalisti, esponenti della società civile e accademica curda.
Quasi tredicimila persone direttamente coinvolte nelle attività politiche e civili curde sono dietro le sbarre di una prigione perché aderenti a una rete civica.
Come forma di protesta, circa 400 esponenti della minoranza hanno intrapreso uno sciopero della fame in Turchia lo scorso 15 febbraio, con il fine di alimentare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione e rompere un silenzio mediatico senza precedenti, anche alla luce delle recenti rivoluzioni arabe che hanno comunque concentrato l’attenzione sulla regione mediorientale.
Il digiuno che ‘imbarazza’ l’Unione Europea
Nella sua ultima risoluzione del 29 marzo 2012, sul rapporto 2011 relativo ai progressi compiuti dalla Turchia, il Parlamento europeo ha redatto in sessantatré punti le cosiddette ‘raccomandazioni’ con le quali comunica lo stato d’avanzamento di Ankara nel processo di adesione all’Unione Europea.
La risoluzione, suddivisa in quattro capitoli, elenca una serie di misure e provvedimenti per completare i criteri di Copenaghen, quelli cioè che illustrano al governo turco tutti gli step necessari per arrivare alla completa adesione nell’Ue.
Al punto 36 della risoluzione si affronta la questione curda in Turchia:
– (Il Parlamento Europeo) invita la Turchia a dimostrare ‘elasticità’ e a intensificare gli sforzi per una soluzione politica alla questione curda; ritiene che, in tale contesto, il diritto all’istruzione nella lingua madre sia essenziale;
– ricorda che una soluzione politica può essere costruita solo su un dibattito aperto e veramente democratico sulla questione curda ed esprime preoccupazione per il gran numero di cause avviate contro scrittori e giornalisti che si occupano della questione curda e l’arresto da parte della polizia di vari politici, sindaci eletti a livello locale e membri dei consigli comunali, nonché avvocati, dimostranti e difensori dei diritti umani curdi in relazione al processo Kck, e altre operazioni di polizia;
– esorta il governo turco a gettare le basi in modo pacifico affinché le personalità politiche di origine curda possano partecipare a un dibattito libero e pluralistico; sottolinea l’importanza di promuovere la discussione sulla questione curda in seno alle istituzioni democratiche, in particolare nella Grande assemblea nazionale turca;
A fare da contrappeso a questo ‘rimprovero istituzionale’ dell’Ue arrivano i deputati del Parlamento europeo, che prontamente lodano la posizione di Ankara rispetto alla Siria, indicandola come “fonte d’ispirazione per gli Stati arabi in fase di democratizzazione”. Una sorta di controsenso diplomatico.
Per sollecitare anche il Vecchio Continente a prendere una posizione più ferma nei confronti della Turchia, da circa cinquanta giorni a Strasburgo un gruppo di quindici persone in rappresentanza del popolo curdo ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza.
Le gravi condizioni di salute di alcuni di loro hanno destato più di una preoccupazione e tre attivisti sono stati già ricoverati in ospedale.
L’11 aprile il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha annullato un incontro a Strasburgo con la delegazione degli scioperanti, accompagnati da alcuni deputati del partito curdo Bdp, affermando di non poter affrontare questo tipo di pressione.
Il riferimento è rivolto in modo implicito alle gravi conseguenze in cui versano alcuni dei manifestanti, in sciopero della fame dal 1° marzo scorso.
L’atteggiamento di Bruxelles trova la sua ragione d’essere proprio nel titolo dell’ultima risoluzione del Parlamento, che recita: “L’interdipendenza tra l’Ue e la Turchia deve essere tutelata nel processo di riforma”.
La relazione mette in risalto il ruolo strategico della Turchia, e la volontà dell’Ue di rafforzare la cooperazione con Ankara in politica estera, di vicinato e nel campo dell’energia. Questione curda permettendo.
Fonte:Osservatorio’iraq
 

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