Iran: crescono le esecuzioni capitali e l’uso politico della giustizia

Aggiornato il 03/05/18 at 04:34 pm


di Matteo Scorza

Spetta all’Iran il triste primato sul numero di condanne a morte eseguite nello scorso anno. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione non governativa Iran Human Rights il 2011 ha fatto registrare una sorta di record: 676 persone …… colpite dalla sentenza capitale, ben 260 in più (segnalate da fonti non ufficiali) rispetto al comunque altissimo numero registrato ufficialmente dalle autorità: 416. I metodi di esecuzione sono impiccagione e fucilazione, mentre la lapidazione è stata abolita nel 2003.
Le condanne a morte nello Stato medio-orientale sono aumentate costantemente a partire dal 2003 e, come ha segnalato Iran Human Rights sono sempre più frequenti i casi di esecuzioni in pubblico: nello scorso anno sono stati 65, tre volte più della media degli ultimi anni. Quindi, come ha affermato Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce internazionale di Ihr, «il regime iraniano usa la pena di morte come strumento politico, legando la propria sopravvivenza alla capacità di diffondere il terrore».
Le autorità si sentono quasi legittimate a ricorrere a tale pena dal momento che – come i suoi rappresentanti affermano – anche Paesi potenti, Stati Uniti su tutti, lo fanno. La retorica anti-americana è dunque presa come pretesto per giustificare questa tendenza crescente al ricorso alla pena di morte.. È evidente che il regime di Teheran confida nel presunto valore deterrente della pena capitale, che è dunque utilizzata non solo per punire criminali comuni (omicidi e trafficanti di droga su tutti) ma anche per eliminare avversari politici.
Infatti, nel corso della presentazione in Italia del rapporto, avvenuta due giorni fa, il Presidente della Commissione speciale per i diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro del Partito Democratico, ha fatto notare come le condanne in Iran aumentino «perché usate come strumento di intimidazione e terrore contro l’opposizione», ma ciononostante rimanga una società civile viva e in movimento, che non vuole farsi impaurire e sconfiggere.
Delle condanne eseguite nel 2011 il 71% era per reati legati al traffico di droga, il 13% per violenza sessuale, il 7% per omicidio. Per la parte restante, molti sono stati i condannati accusati di “moharebeh” (“inimicizia con dio”), reato di cui spesso sono accusate le persone ritenute coinvolte in movimenti di lotta armata contro lo Stato; e di altri reati legati alla morale religiosa (sodomia per chi la pratica passivamente, adulterio, blasfemia, atti incompatibili con la castità, consumo ripetuto di alcool, pornografia).
Inoltre, sebbene l’Iran abbia ratificato la Convenzione internazionale ONU sui diritti dell’infanzia che vieta la pena di morte per i minorenni, secondo il rapporto di Iran Human Rights sono almeno 4 i minori messi a morte nel 2011
Fonte:articolotre

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