Rabbia e strategia del Kurdistan


di Mariano Giustino

Dopo l’insediamento del governo Erdogan la questione delle minoranze non era già più un tabù Ma da due anni a questa parte è ricominciata l’escalation. Se il PKK perde le sue basi sulle montagne ……… del Nord Iraq deve riformulare la sua strategia La possibile via d’uscita è quella di spostare il confronto nelle piazze e fare una”primavera curda”Non si placa la rabbia della minoranza curda contro il governo turco, da quando lo scorso 29 dicembre, nel corso di un attacco aereo in un villaggio nella provincia di ??rnak, nei pressi della frontiera irachena, sono stati uccisi 34 giovani contrabbandieri curdi scambiati per guerriglieri del PKK, organizzazione terroristica che si batte per un Kurdistan indipendente.Questo accadimento ha provocato, ad Istanbul e in tutto il Sudest del Paese, un’ondata di proteste di migliaia di sostenitori della causa curda che hanno gridato al massacro. Si susseguono tuttora gli scontri nell’Anatolia orientale tra dimostranti e polizia, e il clima è sempre più incandescente e, come appare evidente, da quanto riportato qui dai media sembra che la situazione sia giunta ad un punto critico.La più grande formazione politica filocurda in Turchia, il BDP, il Partito della pace e la democrazia, ha definito l’operazione delle forze armate un crimine contro l’umanità. Il governo di Ankara ha subito riconosciuto l’errore e il 2 gennaio il vicepremier turco, Bülent Ar?nç, ha annunciato che la Turchia “risarcirà le famiglie dei 34 giovani contrabbandieri curdi.I risarcimenti saranno varati entro dieci giorni”. Da un lancio dell’agenzia stampa Do?an, citata dal quotidiano Hürriyet, si è letto: “I droni e le telecamere termiche hanno identificato un grande gruppo di individui sulla parte irachena del confine e dunque gli aerei da guerra sono decollati.Il bombardamento è iniziato alle ore 23”. Si tratterebbe di un tragico errore dunque, che rischia di innescare una nuova escalation. Sin dal 2003, da quando è al potere il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) – conservatore e di ispirazione islamica – guidato dal premier Erdogan, la questione curda ha occupato da subito un posto rilevante nell’agenda politica di questo partito che ne ha fatto da sempre un tema importante in quanto terreno di prova della propria volontà di democrazia effettiva, di rispetto dei diritti delle minoranze e più in generale dei diritti umani.Si sono visti subito significativi progressi sulla strada dissestata della soluzione della questione curda. Ciononostante, alla fine del 2009 l’iniziativa di governo apparve meno clamorosa di quanto inizialmente dichiarato e si concluse con l’annuncio di riforme più contenute fino ad arenarsi del tutto nel momento in cui venne decisa da parte della Corte Costituzionale la chiusura del DTP (Demokratik Toplum Partisi, Partito della Società Democratica), cui seguì l’arresto di politici curdi, tra i quali sette sindaci.La ripresa di una politica repressiva si accompagnò ad una nuova radicalizzazione della questione curda. Si contrapposero di fatto tendenze diametralmente opposte, che videro il governo cercare un difficile equilibrio tra una volontà di apertura e la repressione, mentre tra i curdi si riproponeva il dilemma tra la ricerca di un’integrazione politica e la dissidenza armata.Dalla primavera del 2010 vi è stata la ripresa di azioni di guerriglia e di attentati contro i militari turchi, culminati in quello del 19 ottobre scorso nella provincia di Hakkari, che ha visto morire ben 24 militari turchi e 18 feriti; e la risposta di Ankara a quello che è stato certamente uno dei più terribili attentati messi in atto dal PKK non si è fatta attendere.L’azione militare è tuttora in corso secondo modalità a noi sconosciute, in quanto sembra che i media abbiano adottato una sorta di “autocensura”. Per comprendere meglio tale complessa situazione abbiamo intervistato il professor Michelangelo Guida, che insegna al Dipartimento di Scienze politiche e Pubblica Amministrazione all’Università Fatih di Istanbul.Professor Guida, cosa sta accadendo realmente ai confini con l’Iraq? Il governo turco sta conducendo un’operazione su vasta scala mirata all’eliminazione fisica dei vertici del PKK e alla distruzione delle basi logistiche sia in Iraq che nel Sudest del paese. Sembrerebbe anche che le azioni di terra vogliano impedire ai guerriglieri sulle montagne di poter tornare a casa durante il freddissimo inverno, come di solito avviene.La carovana di contrabbandieri di Uludere, potrebbe essere stata fraintesa dall’intelligence turca proprio come un gruppo di guerriglieri che faceva ritorno ai propri villaggi.Perché non c’è una adeguata informazione su questa guerra? Questa è una delle grandi stranezze del conflitto.I media turchi sono numerosi e di diversi colori politici ma su alcune questioni – e il terrorismo è una di queste – si sono sempre limitati alle notizie trasmesse dal governo e dall’ufficio stampa delle forze armate. Non ci sono giornalisti nel Nord Iraq e molto raramente si vedono collegamenti o corrispondenze da province come ??rnak o Hakkari.La vicenda di Uludere è simbolica. Le televisioni turche non hanno passato la notizie per 12 ore, mentre su Twitter o Facebook la notizia era iniziata a circolare quasi subito. Paradossalmente la BBC ha trasmesso la notizia e le immagini molto prima dei canali d’informazione turchi. Questo è molto dovuto ai tabù che esistono in Turchia.I militari e le loro operazioni non possono essere criticati; non esistono reati specifici, ma i giornalisti preferiscono evitare l’argomento per non irritare l’opinione pubblica e i militari stessi. Il governo, nonostante abbia promosso un’azione che per molti non ha precedenti, non vuole che le operazioni militari dominino l’agenda e quindi forniscono molte poche informazioni.Quali sono attualmente le capacità offensive del PKK, alla luce dell’intensa operazione militare in corso da oltre tre mesi? Questo è molto difficile da stabilire. Se prima delle operazioni delle forze armate, il PKK aveva messo a segno eclatanti attacchi alle forze di polizia e alle postazioni dell’esercito, e sembrava cercare di passare ad una strategia di attacchi terroristici nelle grande città, già da qualche mese non si ripetono simili avvenimenti.Questa potrebbe essere solo una pausa tattica in attesa che la pressione delle forze armate diminuisca. È chiaro anche che visti gli sviluppi e le tensioni in Iraq, le autorità curde stiano facendo pressioni affinché il PKK si dissolva e sembra quasi sicuro che ci siano collaborazioni su più fronti tra Erbil ed Ankara nella lotta a questa formazione.Quali legami vi sono tra l’Unione delle Comunità curde (KCK) e il PKK? Se il PKK perde le sue basi, sulle montagne del Nord Iraq, deve riformulare completamente le proprie tattiche. La possibile via d’uscita è quella di spostare il confronto nelle piazze e nelle strade delle città del sudest Anatolia e creare una specie di “primavera curda”.Questo sembrerebbe l’obiettivo del KCK. Da quanto capiamo dalle indagini ci sarebbe un legame organico tra il PKK e il KCK, ma anche un legame tra il KCK e il partito BDP.Negli scorsi mesi di ottobre e di novembre vi è stata una vasta ondata di arresti, che ha visto coinvolte centinaia di persone, tutte accusate di far parte del KCK.Vi è stato uno sbocco processuale a tali arresti? Penso che a tutt’oggi siamo sui 500 arresti. Ora, come anche in Italia, la magistratura ha sempre usato il carcere preventivo per vari fini. In Turchia, la lotta a gravi reati come il terrorismo, dà ancora maggiori poteri al pubblico ministero che prolunga la detenzione prima del processo.Per ora non si vede l’inizio di alcun processo. Non vorrei che questo facesse parte di una strategia in cui il governo voglia forzare il BDP a cambiare toni e ad adottare una politica più conciliatoria.Per l’appunto, sul piano politico, i rapporti tra il partito filocurdo BDP e il premier Recep Tayyip Erdogan vivono un clima di rovente scontro politico.Come pensa che si evolveranno tali rapporti? Demirta?, il leader del BDP, ed il primo ministro Erdogan hanno da sempre toni molto duri l’uno contro l’altro. Questo fa molto parte delle loro strategie elettorali. In realtà l’uomo chiave è il moderato Cemil Çiçek, presidente della commissione che redige il testo della nuova Costituzione.Non sappiamo molto sui lavori di questa commissione, anche se almeno 5 milioni di persone hanno inviato commenti e richieste attraverso il sito e per posta. Molti, però, insistentemente parlano di un testo che preveda che lingue diverse dal turco siano introdotte almeno nell’educazione pubblica.Quindi il curdo diventerebbe, seppur non lingua ufficiale, una lingua riconosciuta. Un’altra possibile novità potrebbe essere un’amnistia per i combattenti curdi. Ora questo potrebbe essere frutto di un dialogo dietro le quinte tra governo e BDP, oppure una politica solo del governo che comunque priverebbe il PKK di un’arma ideologica importantissima.Non penso ci siano i margini per un’autonomia che non fa parte della cultura di un paese così centralizzato, e che non converrebbe forse alle aree curde, le più povere e che difficilmente potrebbero sostenere un’autonomia.Qual è la posizione della opposizione in Turchia e in particolare quella del Partito repubblicano del popolo (CHP), il maggior partito di opposizione ? Il CHP è in un periodo molto confuso della sua storia.Vi è una feroce lotta al suo vertice e nelle sezioni. Sembra incapace di formulare una propria politica e di contrastare il governo, che nonostante tutto sembra aver aumentato il suo consenso dalle elezioni dello scorso anno. Anche il MHP (partito ultranazionalista, terza forza politica in Turchia, ndr) si trova in difficoltà.Da un lato vuole sempre difendere lo Stato, ma dall’altro deve condurre una opposizione. Il risultato è una timida opposizione piena di incongruenze. Direttore della rivista Diritto e Libertà www.dirittoeliberta.it
Fonte:L’Opinione
 

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