Il boia sta preparando la corda in Iraq


di Riccardo Noury
Il 20 ottobre il direttore del Consiglio presidenziale iracheno, Nassir al-Ani, ha convocato la stampa per informare che il Consiglio aveva ratificato 53 condanne a morte. Si sa solo che cinque dei 53 impiccandi sono cittadini stranieri……. Potrebbe salvarli dalla forca il presidente iracheno, Jalal Talabani, che insieme ai suoi due vice, Tareq al-Hashemi e Khudayr al-Khuzaieor, hanno il potere di sospendere le esecuzioni e commutare le condanne a morte.
Talabani, curdo, leader storico dell’Unione patriottica del Kurdistan catapultato alla presidenza dell’Iraq all’indomani dell’invasione guidata dagli Usa otto anni fa, è personalmente contrario alla pena di morte e si è pronunciato più volte in favore della sua abolizione. Si capisce: sotto il regime di Saddam Hussein il boia ha ammazzato tanti oppositori curdi (oltre alle migliaia torturati a morte, giustiziati in modo sommario o gassati vivi).
Si capisce meno perché Talabani abbia delegato l’incarico ai suoi due vice. La sua coscienza è a posto, ora che non sarà lui a dare via libera alle esecuzioni?
Mentre il presidente iracheno riflette sulla sua coerenza, il portavoce del Consiglio superiore di giustizia ci informa che nel 2011 sono state emesse 338 condanne a morte e ci sono state almeno tre esecuzioni.
Sospesa per un breve periodo dopo l’invasione del 2003, la pena di morte in Iraq è stata ripristinata nel 2004. Sarebbe stato ingenuo attendersi qualche forma di opposizione dagli Usa, uno dei paesi leader delle esecuzioni.
Da allora, sono state emesse centinaia e centinaia di condanne, al termine di processi non in linea con gli standard internazionali. Il numero delle esecuzioni non è accertato: Saddam Hussein + molti altri.
Già, Saddam Hussein. Impiccato all’alba del 30 dicembre 2006. Ripagato della sua stessa moneta, come Muammar Gheddafi e Nicolae Ceaucescu.
Sicuri che il mondo possa progredire in questo modo?
fonte:blog corriere della sera

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