Kertal “Erdoğan non ha intenzione di trovare una soluzione pacifica all’annosa questione dei diritti dei kurd”i.

Intervista di Kawa Amin
 Nel corso di un’intervista rilasciata a Rudaw a Stoccolma, Remzi Kartal, importante leader kurdo e ex-parlamentare in Turchia, ha commentato la possibilità di nuove operazioni militari turche contro la basi dei ribelli kurdi in Iraq, dichiarando che il Primo Ministro turco Recep Tayyib Erdoğan non ha intenzione di trovare una soluzione pacifica all’annosa questione dei diritti dei kurdi.
 Rudaw: la situazione nel Kurdistan del nord (Turchia sud-orientale) è turbolenta e sembra che la guerra stia diventando l’unica risposta alle questioni aperte. Cosa pensa della situazione?
 Remzi Kartal: durante le elezioni di giugno, il Primo Ministro turco Recep Tayyib Erdoğan ha dichiarato che non esiste una “questione kurda”. Si è vantato del fatto che i kurdi hanno una TV kurda, che i prigionieri possono comunicare in kurdo con i loro congiunti e che alcuni passi erano stati intrapresi per includere classi di lingua kurda nelle università. Ha affermato che la questione kurda non era più una questione di una nazione, ma una questione di terrorismo. Ha perfino detto che se fosse stato lui primo ministro quando Abdullah Öcalan, leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) fu catturato, avrebbe ordinato la sua esecuzione.
 Se avesse avuto l’intenzione di trovare una soluzione pacifica, non avrebbe parlato in questo modo. Come tutti sappiamo, durante i negoziati Öcalan ha indirizzato le sue proposte sia al governo turco sia al suo gruppo. Ha proposto una soluzione pacifica. Ha chiesto ad ambo le parti di prendere le sue proposte in considerazione. Il PKK lo ha fatto e si è detto pronto a metterle in pratica. Ma il governo turco non ha prestato attenzione alla proposta. Successivamente, Öcalan ha inviato un altro messaggio al primo Ministro Erdoğan scongiurandolo di non prendere in considerazione un’operazione militare. Öcalan prometteva di riunire tutti i combattenti nel giro di una settimana, a condizione che Erdoğan mostrasse all’opinione pubblica che la questione kurda non poteva essere risolta con un’azione militare. La questione kurda non è un problema di terrorismo. E’ un problema politico. Siamo pronti a trovare una soluzione. Se il Primo Ministro fa i suoi passi, siamo pronti al negoziato.
 Rudaw: Perchè la Turchia è impegnata su un’azione militare?
 Remzi Kartal: Il Primo Ministro è ben consapevole che il suo governo non intende trovare una soluzione alla questione. I recenti disordini nella regione potrebbero essere trasformati in un’opportunità per la Turchia. Gli Stati Uniti intendono utilizzare la Turchia per spingere avanti la loro agenda politica, specialmente in Siria. Gli USA vogliono usare la Turchia come esempio per il mondo arabo di un Islam moderato legato all’Occidente e alla NATO. Erdoğan ne è conscio, e vede che gli USA vogliono approfittare della Turchia contro Iran e Siria. Erdoğan vuole sfruttare questo fatto e chiede il sostegno militare dagli USA contro il PKK prima che le truppe degli Stati Uniti si ritirino dall’Iraq.
 Rudaw: Pensa che gli USA sosterranno la Turchia nei suoi attacchi militari contro il PKK?
 Remzi Kartal: Finora gli Stati Uniti non hanno mostrato alcun interesse nell’intraprendere una simile azione. Gli USA hanno sostenuto la Turchia in vari modi, ma non hanno considerato finora un sostegno militare. Hanno fornito intelligence e sostegno diplomatico e politico. Gli americani non guardano a un’azione militare come l’opzione migliore per il loro paese. Non credo che gli USA si uniranno alla Turchia in un’azione militare contro i kurdi. Ma quanto sta succedendo attualmente in Medio Oriente può non portare ad alcun risultato. Ecco perchè i kurdi devono essere molto attenti e essere sempre pronti a quanto può succedere.
 Rudaw: Di recente Erdoğan ha affermato che la Turchia e l’Iran possono attaccare le montagne di Qandil in maniera congiunta. Ad ogni modo, l’ambasciatore iraniano in Turchia ha detto che l’Iran e la Turchia collaboreranno, ma non coordineranno i loro attacchi.
 Remiz Kartal: Questo è vero. Non ci sono attacchi coordinati al momento, però Iran e Turchia hanno un accordo in questo campo. In passato, l’Iran attaccava e la Turchia forniva supporto. I turchi vogliono che anche il governo regionale kurdo e il governo iracheno forniscano assistenza. Vogliono l’aiuto di tutto il mondo! Ma questo è solo un sogno di Erdoğan. L’Iran ci ha provato ma ha fallito. Ora è venuta alla luce la questione del sistema di difesa antimissilistica della NATO. Sembra che sia usato contro l’Iran. L’ambasciatore statunitense ha affermato pubblicamente che il sistema di difesa antimissile sarebbe usato per la difesa di Israele contro l’Iran. Erdoğan ha negato che il sistema di difesa antimissile abbia a che fare con gli USA e che riguarda la NATO.
 Erdoğan sta mentendo. Sta provando a mantenere i rapporti della Turchia con l’Iran. Mi sembra che la fantasia di Erdoğan non è in sintonia con la realtà. I turchi sono anche delusi dalla cooperazione del governo regionale kurdo (KRG) in questo campo. Nelle loro dichiarazioni, il presidente iracheno Jalal Talabani e il presidente kurdo Barzani non hanno fornito alcuna indicazione sulle loro intenzioni di sostenere le operazioni militari della Turchia. Tutto questo mostra chiaramente come Erdoğan non raggiungerà una vittoria con la guerra.
 Il gioco politico di Erdoğan porterà la Turchia al disastro. Erdoğan sembra negare l’esistenza dei kurdi e i loro diritti umani e politici in Turchia. Vuole tentare la fortuna attraverso la guerra. Ha peggiorato le condizioni di isolamento carcerario del leader del PKK. Ha messo in prigione i leader politici kurdi. Abbiamo detto ai turchi che stanno utilizzando questo metodo da 27 anni ma non ne hanno ricavato nulla.
 Non è né nell’interesse dei kurdi, né nell’interesse dei turchi proseguire su questa strada. E’ nell’interesse della Turchia negoziare con i kurdi e risolvere la questione attraverso il dialogo. Sarebbe un enorme successo per turchi e kurdi. Proprio adesso, Erdoğan si considera un avvocato della democrazia. Ma un paese che non è in grado di risolvere le sue questioni interne non può assumere un ruolo simile nel mondo. La Turchia non può rivendicare di essere democratica fino a quando non avrà risolto la questione kurda.
 Rudaw: di recente, il presidente della regione federale kurda Massoud B
le. Allo stesso tempo egli afferma che il PKK e il PJAK devono rispettare la situazione nella regione del Kurdistan.
Remzi Kartal: Affinchè il Kurdistan iracheno sia sicuro e solido, la questione kurda va risolta anche nelle altre parti del Medio Oriente. I paesi che hanno una popolazione kurda devono cambiare la loro politica verso i kurdi. Se questi paesi non trovano una soluzione alla questione kurda, crescerà la pressione sui kurdi in tutte e quattro le zone (Iran, Siria, Turchia e Kurdistan iracheno). Vi è una continua cospirazione di Iran, Turchia e Iraq contro i kurdi. Tutti gli accordi dietro le quinte fra questi paesi in funzione anti-kurda vanno cancellati. Invece di queste cospirazioni, questi paesi dovrebbero seriamente pensare a trovare una soluzione al problema. Se questo accadrà, il Kurdistan iracheno godrà di una sicurezza assoluta. Questa è la realtà per i kurdi.
 I kurdi di tutte e quattro le regioni devono collaborare. Allo stesso tempo devono proteggere i loro successi, specialmente nel Kurdistan iracheno. Il Kurdistan iracheno deve sopportare alcune difficoltà pur di trovare soluzioni alla questione kurda nelle altre regioni del Medio Oriente. Se il Kurdistan iracheno sosterrà pienamente l’Iran e la Turchia in questo conflitto, si metterà in una situazione di rischio. Dovrebbero mantenere un equilibrio fra la protezione dei loro successi e il mantenimento di una stretta relazione con le altre parti del Kurdistan.
 Il Kurdistan iracheno dovrebbe avere relazioni con la Siria, la Turchia, l’Iran e l’Iraq per proteggere i propri risultati. Ma queste relazioni non devono andare a discapito dei kurdi di questi altri paesi. Il presidente Barzani dice sempre “Siamo pronti a dare qualsiasi contributo per trovare una soluzione pacifica alla questione kurda, ma non appoggeremo uno scontro”. E’ una posizione importante che va mantenuta. I nemici del Kurdistan devono capire che i kurdi non si combatteranno più fra loro. Se tutti i kurdi saranno d’accordo nel proteggere i loro interessi nazionali, il nemico comprenderà e la questione kurda potrà essere risolta.
 Rudaw: Le tensioni fra Israele e Turchia hanno raggiunto un punto in cui Israele si è espresso pubblicamente per un supporto al PKK. Pensa che Israele intende solo usare la questione kurda contro la Turchia o che voglia realmente appoggiare i kurdi?
 Remzi Kertal: Come fautori della libertà, siamo pronti ad essere amici con tutte le nazioni, specialmente quelle della regione, incluso il popolo ebraico. Esso è uno dei popoli originari con una civiltà antica in Medio Oriente. Gli ebrei hanno il diritto di vivere in pace e libertà così come ogni altro popolo nella regione. Ma mai accetteremo l’offerta di Israele di usare i kurdi contro la Turchia. Israele è responsabile del fatto che Abdullah Öcalan si trova ora in prigione. L’hanno offerto come regalo alla Turchia. Il sostegno militare di Israele alla Turchia – usato contro i kurdi – è un fatto noto. Siamo pronti all’amicizia con qualsiasi popolo incluso il popolo ebraico nella regione. Ma rifiutiamo fermamente che i kurdi vengano usati da Israele contro la Turchia solo perchè fra i due paesi ci sono tensioni al momento. L’era in cui si usavano i kurdi per i propri giochi politici è finita. Non riponiamo fiducia in chi dice di darci aiuto. Facciamo conto su noi stessi. Ecco perchè non prendiamo sul serio le parole del Ministro degli esteri israeliano Avigdor Liberman, e non gli risponderemo perchè sappiamo quali progetti si nascondono dietro quelle dichiarazioni. Comunque non rifiuteremo l’amicizia con il popolo ebraico.
 Rudaw: Di recente è stata resa pubblica una registrazione che riguardava i negoziati fra il PKK e il governo turco. Nessuna delle due parti ha negato l’autenticità della registrazione.
 Remzi Kertal: il Primo Ministro Erdoğan e il Parlamento non hanno smentito la registrazione. Hanno ammesso che erano in corso colloqui e che membri del MIT (l’intelligence turca) erano stati inviati come negoziatori in rappresentanza del governo. Erano in corso negoziati tra Abdullah Öcalan e la delegazione. Nessuno può negarlo. Siamo anche sorpresi però del fatto che la registrazione sia stata resa pubblica adesso. Vogliamo discuterne e analizzare il motivo. Il governo turco deve rivelare la verità in proposito, visto che è da parte loro che è stato reso pubblico. Il fatto è che i negoziati sono durati solo fino alle elezioni di giugno.
 Ovviamente il negoziato è stato una perdita di tempo e tutto è stato in funzione dei loro interessi. Possiamo affermarlo ora, dopo che hanno rifiutato tutto e si sono preparati per la guerra. Comunque, Abdullah Öcalan e tutti noi siamo pronti a una soluzione pacifica. Nonostante la loro ipocrisia, ancora ci accusano di essere responsabili della guerra. Verrà il giorno in cui le bugie del Primo Ministro Erdoğan verranno rivelate alla Turchia. Un governo che si fonda sulle bugie non può durare a lungo. Non è una bugia quella che continuava a dire Erdoğan quando affermava che non stava negoziando con Abdullah Öcalan?
Fonte: Rudaw

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