Iran, liberati i due turisti americani


Sono passati oltre due anni da quando, sconfinati in Iran durante un’escursione in montagna nel Kurdistan iracheno, furono arrestati con l’accusa di spionaggio. Ora i cittadini statunitensi Shane Bauer e Josh Fattal, 29 anni, sono di nuovo liberi e presto torneranno a casa, grazie al pagamento di una cauzione da circa 500 mila dollari ciascuno, come era accaduto nel settembre scorso per Sarah Shourd, rilasciata per motivi di salute.
Affidati ad una delegazione dell’Oman, il sultanato che ha anche versato la cauzione secondo quanto riferito dal loro avvocato Masoud Shafii, sono stati condotti in aeroporto per volare a Mascate, dove aveva fatto tappa anche la loro compagna. Lunga è stata oggi l’attesa per il loro rilascio davanti al carcere di Evin a Teheran, dopo l’annuncio dell’imminente scarcerazione, per l’ambasciatore della Svizzera – che cura gli interessi statunitensi in Iran dopo la rottura tra Teheran e Washington con la rivoluzione e l’assedio all’ambasciata Usa del 1979 – e la cui vettura è rimasta fuori ad aspettare per ore.
Attesa all’esterno anche per le due vetture della delegazione diplomatica dell’Oman, che infine sono state fatte entrare nel carcere e sono ripartite poco dopo per l’aeroporto di Mehrabad. Ma ancora più lungo il tempo passato tra il primo annuncio del rilascio, da parte del presidente Mahmoud Ahmadinejad alla stampa americana il 13 settembre, e l’ultima firma apposta dalla magistratura sul provvedimento che ha convertito la detenzione provvisoria – in attesa della sentenza d’appello sugli otto anni comminati a tutti e tre in primo grado il 21 agosto – in una cauzione da cinque miliardi di ryal. Una settimana che per molti osservatori ha assunto un significato tutto politico, dato che l’iniziativa a sorpresa del presidente Ahmadinejad – che alla vigilia della sua partenza per l’Assemblea generale dell’Onu a New York aveva annunciato la liberazione dei due giovani come unilaterale gesto umanitario – era stata subito frenata dalla magistratura, che aveva rivendicato la propria competenza sul caso e si è poi presa tutto il tempo per chiuderlo.
Una dinamica – simile del resto a quella che c’era stata un anno fa per Sarah Shourd – che proverebbe un’altra volta le tensioni in corso da tempo tra Ahmadinejad e il potere giudiziario dominato dalla corrente conservatrice tradizionalista fedele alla Guida suprema. Corrente a sua volta in contrasto con una parte dell’entourage presidenziale, dominata dall’influente consigliere e consuocero del presidente Esfandiar Rahim-Mashai, accusata di «deviazionismo», in senso laico e nazionalista. Critiche all’iniziativa erano giunte anche da esponenti politici favorevoli invece ad uno scambio di prigionieri con gli iraniani detenuti negli Usa. Ma ieri, in un’intervista a Abc News Ahmadinejad ha ribadito: «Se abbiamo detto che li libereremo, lo faremo, come gesto umanitario». Gesto che comunque non ha impedito al presidente Usa Barack Obama di dire, intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu, che «In Iran abbiamo visto un governo che si rifiuta di riconoscere i diritti dei suoi cittadini».
Fonte: La Stampa

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