Siria: libertà “condizionata” per i media?


Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha recentemente promulgato una legge dell’informazione che, secondo l’espressione di un collega di Damasco, concede ai professionisti dei media una libertà “condizionale”. Una delle sue novità è che i giornalisti non potranno più essere imprigionati senza una decisione giudiziaria. La legge, preparata dal mese di maggio da una commissione “ad hoc” creata dal ministero dell’Informazione, è stata approvata dal Consiglio dei Ministri senza intervento dell’Assemblea del Popolo (parlamento unicamerale), come succede per tutte le riforme decise in questi mesi. Le norme d’applicazione di questa legge saranno adottate dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Informazione, e dopo aver sentito il Consiglio nazionale dell’informazione, un organismo creato dalla nuova legge, composto di nove membri ancora da nominare. Tra l’altro, dovranno essere considerate le modalità e condizioni di lavoro dei professionisti di media stranieri ed internazionali, come pure quelle riguardanti le autorizzazioni a creare media privati (giornali, agenzie stampa, radio, televisioni). Occorre ricordare che fin dall’inizio delle rivolte in Siria, tutti i giornalisti stranieri sono stati espulsi dal Paese. In attesa della pubblicazione del testo completo, l’agenzia stampa statale Sana (Syrian Arab News Agency) ne ha pubblicato un ampio riassunto. I giornalisti dovranno essere “responsabili” nel loro esercizio di libertà d’espressione, avranno il diritto di accesso alle fonti di informazione, ma dovranno impegnarsi nella veracità e l’esattezza delle informazioni da loro pubblicate, rispettando la vita privata, la dignità ed i diritti delle persone. Avranno pure il diritto di non rivelare le loro fonti, se non per decisione di un tribunale ed in questo caso a porte chiuse. I loro diritti includono anche quello di assistere a tutte le riunioni pubbliche, di pubblicare analisi e commenti sui fatti. Ogni attacco contro un giornalista nell’esercizio della sua professione sarà considerato come un attacco contro un funzionario dello Stato. Le istituzioni pubbliche hanno il dovere di fornire le informazioni richieste dai giornalisti verbalmente o per iscritto. Ma il Consiglio dei ministri potrà decidere se un’informazione o un’altra potrà essere rivelato dalle istituzioni pubbliche. In ogni caso, è vietata la pubblicazione di notizie o commenti che portano danno a “l’unità e la sicurezza nazionali”, che “offendono le religioni”, che incitano all’odio confessionale, alla violenza, al terrorismo ed al razzismo, che “offendono i simboli dello Stato”, e tutto ciò che è vietato dal codice penale, dalle leggi in vigore e dalle decisioni dei tribunali. Per quel che riguarda le Forze armate, potranno essere pubblicate soltanto le notizie autorizzate dal comando. Il presidente dell’Unione siriana di giornalisti, Elias Murad, ha segnalato all’Afp un particolare della legge non inserito nel riassunto della Sana: i giornalisti possono essere condannati ad una multa di fino a 21 mila dollari Usa per “diffamazione”. (fonte: AsiaNews)

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