Iran colpisce ancora i Curdi in Iraq


di Shorsh Surme

Come se non bastassero i cacciabombardieri turchi che nelle ultime settimane hanno bombardato massiciamente il territorio del Kurdistan dell’Iraq, con la scusa di seguire i gueriglieri del PKK, distrugendo villaggi, strade e ponti, ora ritocca all’Iran di Ahmadinejad, che proprio oggi pomeriggio ha ricominciato dopo una pausa di un mese il cannoneggiamento della zona al confine, colpendo la zona di Balakayati e uccidendo un ragazzo di 16 anni di nome Farman.

Farman stava passcolando il gregge, che è l’unica fonte di sostentamento per tutta la sua famiglia, ed era ingnaro delle violazioni della Repubblica Islamica dell’Iran contro i civili inermi. Come al solito gli Iraniani hanno giustificato strumentalmente la loro azione con la scusa di combatere il Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK), che lotta per la liberta di 8 milioni di Curdi che non hanno nessun diritto in Iran.

In realtà l’Iran e la Turchia sono alleati contro il Kurdistan dell’Iraq, che dopo più di 80 anni gode di libertà e prosperità, ma supratutto sono contro il processo di democratizzazione in corso, quindi hanno paura di quest’ultimo, perchè devono guardarsi a casa propria, specialmente dopo tutto quello che è successo e che sta succedendo nel Mondo Arabo e in Medio Oriente.

Infatti, sia l’Iran degli Aytollah sia la Turchia non hanno ancora espresso una ferma condanna nei confronti del presidente Siriano Assad per la sua repressione nei confronti della protesta della popolazione civile siriana, e ciò soltanto per la presenza di 3 milioni di Curdi in Siria, perchè secondo loro ogni condanna al governo di Damasco favorirerebbe l’autonomia della popolazione curda in quel paese.

Ma la cosa preoccupante è il silenzio del governo centrale dell’Iraq di Nori Al Maliki, che non ha espresso una forte protesta nè verbale nè formale nei confronti dei suoi amici Iraniani per la loro continua violazione della sovranità dell’Iraq.
 

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