Guerra del gas: Nabucco rilancia. Il Kurdistan nel mirino


di Matteo Cazzulani

Il consorzio incaricato della costruzione del gasdotto, concepito per allentare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, invita ad azioni concrete, per una rapida esecuzione del progetto . Nuovi accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, ed Irak
Germania ed Ungheria in testa al gruppo del Nabucco. Così i due Paesi hanno risposto all’invito della direzione del gasdotto. Il quale, lunedì, 7 Febbraio, ha chiesto ai suoi membri maggiore impegno, per accellerare l’entrata in funzione dell’infrastruttura.
Il Direttore Esecutivo della tedesca RWE, Stefan Judisch, ha cominicato l’avvio di trattative, per il passaggio di gas, con Turkmenistan ed Irak. Un’operazione delicata, come ha spiegato al Financial Times, che riguarda territori particolarmente caldi. Come il Kurdistan iracheno, attraverso cui è previsto il transito della conduttura.
Reattiva anche l’Ungheria, la cui compagnia statale, MOL, possiede il 16% del Nabucco. L’Ambasciatore di Budapest in Azerbajdzhan, Zsolt Chutora, ha avviato promettenti trattative per incrementare la quantità di gas importata da Baku.
“L’Ungheria — ha dichiarato ad UAenergy — ha bisogno di più oro blu azero, che importeremo attraverso il Nabucco”.
La guerra dei gasdotti continua
Con i suoi 3300 Chilometri di lunghezza, ed i 16 miliardi di metri cubi annui di portata, prelevati dal giacimento azero Shakh-Deniz, la conduttura di verdiana denominazione collegherà il Caspio al Vecchio Continente. Saltando la Federazione Russa, per contrastarne il monopolio energetico.
Compartecipata da Austria, Germania, Turchia, e Paesi del consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania ed Ungheria — ha ricevuto il beneplacito dell’Unione Europea, che l’ha inserita tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale. Una rete di gasdotti, con cui, anche Bruxelles, intende reagire alla dipendenza da Mosca.
Lecito ricordare che, nell’area del Mar Nero, la Russia ha programmato la costruzione del Soutshstream. Un suo gasdotto sottomarino, per assicurare forniture energetiche ai singoli acquirenti dell’Unione Europea, ed aggirare Paesi ritenuti insicuri, come Moldova, Romania, ed Ucraina.
Finanziatori del progetto, oltre al monopolista russo del gas, Gazprom, ed al colosso energetico italiano ENI, la francese Suez-Gaz de France, la tedesca RWE — impegnata anche nel Nabucco — e le compagnie statali dei Paesi interessati: Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, ed Austria.

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