Iran: 6 anni di carcere a regista Panahi, e 20 anni di silenzio

Aggiornato il 03/05/18 at 04:36 pm


Sei anni di carcere e 20 anni di divieto assoluto di scrivere e girare film, rilasciare interviste ai media iraniani e stranieri, lasciare il paese. Questa la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Teheran il 20 dicembre nei confronti di Jafar Panahi. Il regista, che ha già subito l’arresto e il carcere, continua ad essere perseguitato per la sua opposizione al regime dittatoriale di Ahmadinejad e viene colpito proprio nel cuore della sua libertà di espressione artistica. Sei anni è la condanna anche per Mohammad Rasoulof, altro regista iraniano che era stato arrestato con Panahi e il direttore della fotografia Ebrahim Ghafori. La legale di Panahi, Farideh Gheirat, ha annunciato che ricorrerà in appello. La mobilitazione internazionale continuerà – tra i primi a esprimere la loro indignazione Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes e Bernard-Henri Lévy, secondo il quale “Teheran ha dichiarato guerra ai suoi artisti e alla società civile nel suo complesso”. Così Panahi in un’intervista rilasciata a settembre: “quando a un regista viene impedito di fare dei film, è come se fosse in prigione. Anche quando viene rilasciato dal carcere, si ritrova a vagare in una prigione più grande”.

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