Guerra sporca contro il popolo kurdo


di Prof.ssa Ercolina Milanesi
Vaste aree del paese sono dichiarate zone di guerra, equivalenti a prigioni a cielo aperto per milioni di persone. I villaggi kurdi tornano ad essere bruciati ed evacuati dalle forze armate turche con conseguente esodo di civili che vengono forzatamente obbligati a lasciare le loro case e la loro terra. Le foreste, in spregio alle Convenzioni internazionali, sono bruciate per non lasciare agibilità alla guerriglia kurda, ed un intero ecosistema viene così devastato.
Riprendono le uccisioni indiscriminate di civili colpevoli soltanto di trovarsi in zone di guerra. Nelle città, invece, si registrano violenti maltrattamenti fisici e uccisioni di civili “colpevoli”, in qualche modo, di manifestare la loro appartenenza al popolo kurdo.
In carcere come gli oltre 2000 tra sindaci, amministratori locali, attivisti dei diritti umani ed esponenti della società civile che, dalla straordinaria affermazione elettorale del Partito kurdo della società democratica (DTP) alle elezioni amministrative del Marzo 2009 continuano ad essere arrestati in massa. Carcerazioni coperte dal Segreto di Stato, tanto che i capi di imputazioni sono stati resi noti soltanto dopo 14 mesi dal momento dell’arresto. Anche qui, ancora una volta, al dialogo, all’opzione politica si è scelto, da parte delle autorità turche, di dare invece spazio solo agli interessi delle lobbies della guerra e di alcune forze politiche già impegnate nella campagna elettorale per le elezioni nazionali del 2011. Elezioni alle quali i kurdi parteciperanno nel Partito della pace e della democrazia (BDP) che dopo la chiusura forzata del DTP nel Dicembre 2010 è divenuta la forza politica che rappresenta il popolo kurdo e la sua richiesta di riconoscimento dei diritti e di una risoluzione pacifica e democratica della questione kurda. Una richiesta alla quale aspira fortemente anche quella parte di popolazione turca che non si riconosce in uno Stato violatore dei diritti basilari dei suoi cittadini. La stessa guerra contro le guerriglia kurda delle Forze di difesa del popolo (HPG) viene condotta in maniera e con metodi brutali che non rispettano la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri e la conduzione dei conflitti armati. I corpi dei guerriglieri uccisi sono macabramente mutilati e offesi al punto da rendere alle famiglie impossibile il riconoscimento. In molti casi i corpi sono stati bruciati ed è stato impedito alle famiglie il diritto di celebrare il funerale. È tornato ad essere diffuso l’utilizzo di gas chimici come arma di annientamento di massa. E’ da condannare il comportamento della Turchia che, impedendo al popolo kurdo di crescere e di articolarsi dal punto di vista politico, finisce per perpetrare una guerra infinita e crudele ad uso e consumo di esigenze di potere interno. Si ritiene che la questione kurda non potrà mai essere risolta senza un impegno reale, da parte della Turchia, per una vera democratizzazione della istituzioni e senza permettere al popolo kurdo di essere accettato e considerato come un attore politico col quale dialogare in maniera paritaria.

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