L’Iraq della notte


di Alessandra Comazzi ( La Stampa)

La sintesi è un dono, e come ben sa Lucia Annunziata, in mezz’ora si possono fare tante cose. E mezz’ora dura il reportage di Santo Della Volpe in questi giorni su RaiNes, trasmesso tre volte al giorno, dopo essere andato in onda diviso in due puntate nella rubrica del Tg3 «Agenda del mondo». Si intitola «Baghdad, anno zero», è la sintesi, ricca di colori, pensieri, parle, opere, interviste, speranze, di un viaggio compiuto da Baghdad al Nord in Kurdistan, sino a Nassiriya e Basrea, nel Sude dell’Iraq. C’è anche Erbil, l’insediamento umano più antico e sempre continuamente abitato, lungo i suoi lunghissimi seimila anni di storia. Per realizzare questo prodotto finale, Della Volpe (riprese Gianfranco Botta, montaggio di Guido Tombari e Lorenzo Maffei) ha lavorato per sottrazione. E davvero deve essere stato difficile e faticoso accantonare tanto materiale, riuscendo lucidamente a carpire alcune immagini che danno l’idea: la scuola guida per taxiste donne che trasportino donne (ideata dagli italiani), o l’addestramento delle truppe da parte dei carabinieri, o la visita al museo di una delle zone archeologiche più feconde, e massacrate, dell’umanità. Un programma che dà il senso ma che è davvero tanto, troppo nascosto. «Vieni via con me» non dice ancora niente sui gusti televisivi degli italiani?

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