“In Turchia, Bambini Curdi arrestati e condannati”


di Prof.ssa Ercolina Milanesi

Sono diverse centinaia i bambini e gli adolescenti arrestati, processati e condannati negli ultimi quattro anni in Turchia, in virtù degli emendamenti alla “Legge anti-terrorismo” (Tmy) approvati dal parlamento di Ankara nel 2006. La contesta norma ha esteso anche ai minori di 18 anni la possibilità di essere puniti per la semplice partecipazione a manifestazioni di protesta, per aver cantato slogan in lingua kurda o per il lancio di pietre contro le forze di polizia, assimilandoli di fatto a “membri di un’organizzazione terroristica”.
Per lo più a fare le spese delle legge sono stati ragazzi kurdi, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ma spesso di soli 12 anni, che hanno subito condanne anche a diversi anni di detenzione.
Per loro il trattamento è in tutto e per tutto assimilabile a quello destinato agli adulti: periodi di detenzione “cautelare” che possono arrivare fino a un anno; processi “farsa” celebrati davanti ai Tribunali penali speciali (invece che ai Tribunali minorili); reclusione in cella assieme agli adulti; violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti e, in alcuni casi, vere e proprie torture.
Sotto la pressione della società civile turca e internazionale, nell’estate scorsa il governo di Ankara guidato dai filo-islamici del Partito di giustizia e sviluppo (Akp) ha deciso di emendare la legge, mitigandone alcuni aspetti.
Tutt’oggi, tuttavia, i minorenni incriminati in base alle vecchie norme e rimessi in libertà ammontano a poche decine.
A limitare la scarcerazioni, sono alcune contestate norme del Codice penale turco (Tck) rimaste in vigore anche dopo la riforma della Tmy, ma anche la discrezionalità che abitualmente viene lasciata alla magistratura e la lentezza del sistema giudiziario turco.
Un emendamento all’articolo 9 della legge consente che ragazzini tra i 15 e i 18 anni vengano processati alla stregua degli adulti, non davanti ad appositi Tribunali minorili, ma affidandoli invece ai “Tribunali penali speciali”, previsti dall’articolo 250 del Codice di procedura penale turco (Tsk), che regola i crimini legati al terrorismo e alla criminalità organizzata.
A finire nel mirino della legge sono soprattutto ragazzi kurdi. Secondo le stime dell’ong Justice for Children Initiative (Jci), dei circa 3mila minorenni che si trovano abitualmente nelle carceri turche “quasi tutti sono kurdi”. Le cifre I dati ufficiali (presenti solo fino al 2008) mettono in evidenza un incremento costante dei fermi e delle condanne In totale – stando ai dati del ministero di Giustizia di Ankara, aggiornati alla fine del 2007 – nelle carceri turche si trovavano 2.622 minori; almeno 1.440 di loro non erano sistemati in strutture apposite, ma nelle prigioni ordinarie, ricevendo lo stesso trattamento degli adulti. Dal 2008 in poi non sono disponibili dati ufficiali sul numero di minorenni processati e condannati in base alla legge antiterrorismo. Tuttavia, nel 2008 l’Unicef parlava di circa 2.500 bambini tenuti in stato di detenzione in Turchia e in attesa di processo. Esistono poi le stime compiute da diverse organizzazioni non governative per i diritti umani e le libertà civili. In particolar modo, lo scorso anno alcune ong hanno tentato di compiere una sintesi delle stime disponibili per quanto riguarda i tribunali di Adana e Diyarbakır. La sede di Adana dell’Associazione per i diritti umani (Ihd) parlava di 106 minorenni condannati in base alla Tmy nel periodo che va dal giugno 2008 all’ottobre 2009; in quasi la totalità dei casi (104 su 106) l’imputazione era quella di aver “commesso un crimine a vantaggio di un’organizzazione terroristica” (articolo 220/6 del Codice penale turco) e, di conseguenza, di “adesione a un’organizzazione armata” (il citato articolo 314/2 del Codice penale turco). Per 83 di loro pendeva anche l’accusa di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” (il citato articolo 7/2 della Tmy). comminate in applicazione della Tm Il sistema giudiziario minorile della Turchia è finito anche nel rapporto 2009 dell’Unione europea sui progressi dei paesi candidati all’adesione. Nel documento Bruxelles si dice “preoccupata per l’assenza di tribunali riservati ai minori e per gli abusi commessi in virtù della legislazione anti-terrorismo”. Condizioni di detenzione allarmanti Tutte le ong che si sono interessate dei minorenni detenuti nelle carceri turche parlano di condizioni di vita estreme, dettate anche dal fatto che in Turchia non ci sono strutture carcerarie fatte apposta per i bambini, e che i minori stanno con gli adulti nelle stesse prigioni degli adulti.
Una ricerca condotta dalla Associazione dei medici turchi (Tcd) sui minorenni detenuti in base alla Tmy nella famigerata prigione “E-Type” di Diyarbakır parlava di celle con soli tre metri quadrati di spazio per persona, di violenze, malnutrizione e assenza di assistenza medica.
Nel maggio 2009, una delegazione di medici e operatori per i diritti umani ha avuto modo di visitare lo stesso carcere, rilevando casi di violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti e discriminazioni (i bambini detenuti “politici” ricevevano meno acqua calda degli altri o venivano esclusi dalle lezioni di computer cui potevano accedere i detenuti “ordinari”).
Un rapporto sullo stesso carcere, redatto poche settimane dopo dall’Associazione degli avvocati di Diyarbakir, rilevava tra l’altro che nel cibo dato ai ragazzi erano stati trovati chiodi, aghi e insetti; che venivano garantiti solo dieci minuti di acqua calda al giorno e che i ragazzi dovevano lavarsi i vestiti a mano, e le loro celle erano piene di insetti e topi. Ad Adana – secondo il Jci – sono state riscontrate anche prove di torture usate contro i bambini.y. Gli unici dati ufficiali per il periodo 2008-2010 possono essere estrapolati da una dichiarazione rilasciata nell’aprile 2010 dal direttore generale delle prigioni turche, che parlava di 276 bambini incarcerati per accuse legate al “terrorismo”, pari al 10 per cento del totale dei minorenni detenuti nelle carceri turche, ossia 25597. Un dato questo confermato nella sostanza dal ministro di Giustizia Sadullah Ergin, che nel giugno 2010 – poche settimane tttprima che la legge fosse emendata – parlava di 206 minorenni incarcerati “grazie” alla Tmy e di un numero totale di 2.506 detenuti-bambini.
La nuova legge
La riforma della Tmy – proposta dal governo dell’Akp e sostenuta dai kurdi del Partito della pace e della democrazia (Bdp) e dai kemalisti del Partito repubblicano del popolo (Chp) – è stata approvata dalla Grande assemblea turca il 22 luglio del 2010. Le più importanti novità introdotte dalla nuova legge (nr. 6008, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale turca il 25 luglio 2010) sono le seguenti: – tutti i minorenni dovranno essere processati davanti ai Tribunali minorili, o davanti ai tribunali ordinari nelle funzioni di Tribunali minorili; – i minorenni autori di resistenza a pubblici ufficiali nel corso di manifestazioni non potranno essere incriminati per “crimini a favore di un’organizzazione terroristica” (articolo 2/2 della Tmy), né per “adesione a un’organizzazione terroristica”; – la pena massima per i minorenni fermati durante una manifestazione e trovati in possesso di armi di qualunque tipo o di materiale propagandistico legato a un’organizzazione illegale viene ridotta da cinque a tre anni, e quella minima da due anni a sei mesi; – i minorenni incriminati in base alla Tmy potranno beneficiare del diritto di posporre le sentenze e di altre agevolazioni dedicate ai minori di 18 anni. Infine, la nuova legge stabilisce che i minorenni processati e condannati prima del luglio 2010 dovranno essere rilasciati, in attesa di essere processati nuovamente sulla base delle nuove norme.

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