Il governo siriano si prepara ad aumentare il controllo su internet


In Siria una legge per la regolamentazione del web consentirà alla polizia di entrare all’interno dei siti internet e di arrestare i giornalisti che violano le norme sulla censura consentirà alla polizia di entrare all’interno dei siti internet e di arrestare i giornalisti che violano le norme sulla censura. I giornalisti dicono che essa è stata approvata dal governo la scorsa settimana ed è in attesa del timbro del Parlamento. Secondo loro la legge potrebbe seriamente limitare i mezzi di comunicazione online, che a tutt’oggi godono di maggiore libertà di stampa. Anche se internet è spesso lento e l’accesso ai siti web è spesso bloccato per determinati periodi di tempo, non c’è nessuna legge esistente che regola l’attività online.
In questi ultimi anni, internet ha avuto un grande sviluppo in Siria, diventando una delle principali fonti di informazione rispetto a giornali e televisioni che subiscono invece uno stretto controllo da parte dello Stato. Notizie e relazioni su temi sensibili come il divieto nelle università siriane di indossare il niqab o il velo i, hanno avuto un’ampia copertura su Internet, ma non sono state per nulla trattate dai giornali cartacei. “L’approvazione della nuova legge è un fatto “molto grave”, ha dichiarato Ayman Abdel Nour, direttrice del all4syria.org, sito web con redazione a Dubai, ma con numerosi collaboratori in Siria. “Essa – afferma – dà la possibilità alla polizia di entrare nelle redazioni, arrestare i giornalisti e sequestrare i loro computer. Chi è arrestato può essere trascinato davanti a un tribunale penale”.
Nonostante la legge debba essere ancora approvata dal parlamento, Abdel Karim Rihawi, responsabile della Lega siriana per la difesa dei diritti dell’uomo (Syrian League for the Defence of Human Rights – Sldhr), dice che la censura online sta peggiorando. Da tempo Il governo ha preso di mira i siti dei partiti di opposizione, come quello dei Fratelli Musulmani, della minoranza curda e di associazioni per i diritti umani, ma anche altri siti web considerati politicamente ostili tra cui Facebook, Twitter e YouTube. A tutt’oggi sono circa 240 i siti chiusi dalle autorità. Lo scorso luglio l’associazione per la libertà di stampa Reporter senza frontiere (Rsf) ha definito la Siria come uno dei Paesi più repressivi in termini di censura su internet.
Rsf cita il caso di Karim Arbaji, blogger arrestato nel 2007 dai servizi segreti siriani e condannato a tre anni di carcere per la pubblicazione di informazioni contro la morale nazionale. da agenti dei servizi segreti militari, nel luglio 2007 e tenuto in detenzione preventiva prima di essere condannato a tre anni di carcere nel settembre 2009 per “pubblicazione di informazioni mendaci rischia di indebolire la nazione morale “. Arbaji è stato liberato nel gennaio 2010 solo dopo l’intervento della Chiesa cattolica Siriana, che ha inviato una richiesta al presidente Bashar al-Assad.
Nel 2008 la polizia ha arrestato invece Firas Saad per aver scritto articoli critici nei confronti del governo.
fonte:Asianews

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