A 20 anni dal rapimento di Ocalan, oltre settanta curdi sono stati arrestati in Turchia. Germania e Gran Bretagna sembrano volersi accodare

di Gianni Sartori—–Alquanto discutibile. Intendo il modo adottato dalla Turchia per celebrare l’anniversario della cattura (meglio: sequestro) di Ocalan.
Rinnovando i fasti della peggior repressione anti-curda!
Il 14 febbraio la polizia turca ha perquisito diverse abitazioni nella provincia di Agri. In particolare, oltre al capoluogo, sono state passate al setaccio le case di Dogubayazit, Patnos, Tutak, Diyadin, Taslicay, Hamur e Eleskirt. Tale operazione ha portato all’arresto di 55 persone. Sia per quanto avevano pubblicato in rete, sia per aver partecipato ai funerali di alcuni militanti (proprio come accadeva in Sudafrica durante l’apartheid) o a conferenze stampa. Episodi risalenti, tra l’altro, a qualche anno fa (2014-2015).
Il giorno dopo la medesima sorte toccava a Yeliz Karaasian, candidata sindaco di Agri per il Partito democratico popolare (HDP). Ancora nella giornata del 15 febbraio sette persone sono state arrestate durante le perquisizioni nel quartiere di Ercis a Van.
Particolarmente brutali le violente irruzioni nella città di Amed dove la polizia entrava sfondando le porte. Altre sei persone si sono così aggiunte a quelle già catturate, ma si teme che il numero possa aumentare ulteriormente.

ANCHE LA GERMANIA CONTRO I CURDI…
Pochi giorni fa in Germania la polizia aveva ugualmente perquisito – e costretto alla chiusura – due case editrici accusate di legami con il Pkk.
In attività da molti anni, la Mezopotamien Verlag und vertrieb GmbH e la MIR multimedia GmbH hanno pubblicato le opere di Abdullah Ocalan, oltre ai testi e alla musica di numerosi artisti curdi tra cui Ahmet Kaya e Sivan Perwer.
Il ministro dell’Interno tedesco ha accusato Mezopotamia Verlag e Mir Multimedia, con sede rispettivamente in Renania del Nord e in Bassa Sassonia, di aver “utilizzato le case editrici come copertura per attività economica a favore del Pkk”.

…E LA GRAN BRETAGNA VUOLE INCARCERARE GLI INTERNAZIONALISTI

Una legge concepita per combattere il terrorismo islamico potrebbe venir utilizzata anche contro coloro che alla violenza insensata dell’Isis si erano opposti rischiando la vita.
Questo si prevede in Gran Bretagna dove in futuro si rischieranno dieci anni di carcere per aver “soggiornato in Siria senza un valido motivo”. Resta naturalmente tutto da stabilire se combattere contro l’Isis sia o non sia un motivo sufficientemente valido.
La legge era nata – legittimamente – per contrastare il rientro di jiadisti stranieri nel paese di origine, ma ora potrebbe colpire anche chi ha combattuto con i curdi e nelle FDS. Già il londinese Ozkan Ozdil, volontario con le YPG, era stato posto in manette appena sbarcato all’aeroporto di Luton. Con le nuove disposizioni, appena approvate, non si richiede più per l’arresto di dimostrare che le persone rientrate dalla Siria vi hanno effettivamente svolto attività terroristiche. Basta avervi soggiornato per aver compiuto il reato. Fatta eccezione per alcune categorie come i giornalisti o il personale di organizzazioni umanitarie. Anche l’aver partecipato alle esequie di un congiunto è ritenuto motivo sufficientemente valido e plausibile.
Quindi gli internazionalisti inglesi sono avvisati. Da questo momento hanno un mese a disposizione per lasciare i territori del Nord della Siria, prima che il decreto entri definitivamente in vigore.

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