INTERVISTA CON PROF. DOMENICO CANCIANI

> DOMANDA. I 15 movimenti riuniti nel Consiglio nazionale curdo non hanno trovato un accordo con il Consiglio nazionale siriano. Perché sono divisi, se entrambi lottano contro Assad?
> RISPOSTA. Lo scoglio è il nodo dell’autonomia: i curdi chiedono federalismo, il Cns parla di decentramento. Alla radice, comunque, c’è la diffidenza per l’appoggio dei turchi ai ribelli.
> D. La diffidenza è reciproca, perché il Cns considera il Partito di unione democratica curda legato al regime e al Pkk. La versione è ideologica e semplicistica?
> R. Il popolo curdo non è mai stato amico del regime di Bashar al Assad e del padre Hafez, che non hanno mai concesso la cittadinanza a 300 mila abitanti del nord. Lo stesso, del resto, vale per il protettorato francese precedente.
> D. Da cosa scappano le migliaia di profughi nel Kurdistan iracheno?
> R. La condizione degli oppositori, non solo curdi, era simile a quella vissuta dalla mia famiglia sotto il regime di Saddam Hussein. Non sono solo le bombe di oggi. Ma la censura, la repressione, i famigliari uccisi o perseguitati, anche bambini. Ho sentito storie atroci.
> D. Prima dell’esplosione delle rivolte in Siria, oltre 1.000 curdi erano rinchiusi nelle prigioni di Assad. La guerra civile, per quanto sanguinosa, è una possibilità di riscatto?
> R. Purtroppo la condizione dei circa 30 milioni di curdi divisi tra Turchia, Iran, Iraq e Siria dalla prima guerra mondiale è molto complessa. L’allargarsi del conflitto attuale fuori dai confini siriani non dà molte speranze.
> D. Perché?
> R. La guerra civile interna si è sta allargando in uno scontro etnico tra alawiti siriani e libanesi, sunniti alla guida della rivolta, curdi e varie minoranze. Mi sembra di rivivere la storia irachena. Sullo sfondo, c’è il ruolo sempre più determinante degli interessi stranieri.
> D. Arabia Saudita e Qatar grandi finanziatori del Consiglio nazionale siriano da una parte, gli Usa e l’Unione europea latitanti dall’altra.
> R. Non solo, in corso c’è un conflitto sotterraneo, non dichiarato, tra Iran e Turchia. Nessuno ne parla apertamente. Ma è questo, soprattutto, ciò di cui i curdi hanno paura. I pasdaran ormai sono di stanza in Siria.
> D. Siamo già allo scontro tra blocchi?
> R. Le rivolte dei bambini di Homs sono state strumentalizzate dalle potenze della regione. La Siria, ormai, è diventata un’arena di combattimento per l’egemonia dell’area.
> D. Perché Assad, anziché varare le riforme promesse anche ai curdi, ha scelto la repressione, portando il Paese nell’anarchia?
> R. Politicamente non è abile. La mia impressione è che si sia fatto manovrare dai falchi del partito e da Teheran, trovandosi alla fine in una situazione molto più grande di lui.
> D. I curdi siriani avrebbero accettato le riforme?
> R. I curdi non dimenticano i soprusi subiti Ma, in passato, la posizione politica complessa li ha obbligati, per sopravvivenza, al compromesso. La regione curda aveva contribuito in modo rilevante allo sviluppo agricolo ed economico della Siria.
> D. Trovare appoggio esterno, inoltre, è praticamente impossibile. Per la Turchia, ma anche per l’Iran, aiutare i curdi siriani significherebbe creare ostacoli in casa propria.
> R. Esattamente. Se, per esempio, in Siria la questione curda venisse risolta, anche la Turchia dovrebbe trovare una soluzione per i 17 milioni di curdi nel suo Paese.
> D. Anche Damasco lo sa e può usare i curdi a proprio vantaggio. Il rischio non è di venire strumentalizzati?
> R. Al momento, il pericolo più grande è una lotta fratricida tra curdi. Ad Aleppo, gli scontri tra brigate ribelli e Pyd hanno fatto 30 morti.
> D. Nel quartiere vigeva un accordo (infranto) di non invasione tra i due gruppi di opposizione.
> R. In linea di principio, il Cnc siriano è per il dialogo, ritenendo la lotta armata del Pkk sia ormai una strategia superata. Chiaro che poi se, come accade, la Turchia bombarda a tappeto le sue enclavi, la reazione curda non può che essere bellica.
> D. Senza Assad, la situazione peggiorerà?
> R. Il punto è che, finora, i mediatori internazionali non hanno trovato un sostituto, né interlocutori politici convincenti ad Assad.
> D. La Turchia pressa la Nato e l’Ue per un intervento.
> R. L’alleanza atlantica fa bene a bloccare l’intransigenza turca, che estremizzerebbe ancora il conflitto. Ma, finora, le potenze occidentali non hanno limitato l’ingerenza degli Stati limitrofi, neanche intervenendo per motivi umanitari. E gli strumenti ci sarebbero stati.
> D. Lo scenario è di una guerra permanente?
> R. La realtà siriana è ancora più eterogenea di Libia ed Egitto. Una guerra cruenta etnica e confessionale extra-territoriale è alle porte. L’unità curda è a rischio.
> Lunedì, 12 Novembre 2012