Intervista di Shorsh Surme
Presidente Cossiga, Lei come sostenitore dei popoli oppressi conosce bene la situazione del popolo curdo: un popolo oppresso da secoli, e suddiviso arbitrariamente dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale.. Secondo lei l Europa non dovrebbe aiutare quella piccola del grande Kurdistan. La parte irachena che sta cercando di portare avanti il processo di democratizzazione cosa non facile in una zona nevralgica come quello del Medioriente?
Purtroppo l Europa non è in grado di avere una politica estera comune, e poi la NATO tiene molto alla partecipazione della Turchia
Signor Presidente, al terzo millennio e all’anno 2008 è possibile che un popolo di 40 milioni di persone che possiede una storia,cultura e una lingua debba lottare ancora per la sua sopravivenza o meglio per la sua esistenza.
Lei come vede il futuro di questo popolo è possibile un Kurdistan indipendente che come ben sa è molto più grande del Kosovo?
Credo che per avere un Kurdistan autonomo dovranno passare ancora molti anni e che si dovrà raggiungere un definitivo equilibrio nella zona, anche con l’influenza congiunta della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Il problema curdo è collegato a quello della sistemazione dell’Iraq e al grande interesse che hanno gli Stati Uniti a mantenere la Turchia nell’Alleanza atlantica, cosa che spinge gli americani a dare sempre ragione ai turchi. Per quanto riguarda l’indipendenza del Kossovo, dobbiamo pensare che la Spagna ha protestato perché teme che il riconoscimento di quelo stato possa aprire al riconoscimento del diritto all’autodeterminazione della Catalogna e dei Paesi Baschi ; e pensiamo anche che la Slovacchia, che pure si è avvalsa del suo diritto di autodeterminazione per rompere l’unità della Cecoslovacchia, non ha riconosciuto il Kosovo perché teme che questo riconoscimento possa significare implicitamente il diritto di autodeterminazione per la grande minoranza ungherese, circa il 10 % della polopaziona complessiva, che, pur essendole stati concessi ampi diritti di autonomia, aspira a separarsi dalla Slovacchia e a rientrare in Ungheria di cui, a dire il vero, per secoli ha fatto parte. Purtroppo quando le grandi potenze, dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, hanno tracciato i confini, l’hanno fatto secondo i propri interessi politici, economici
e militari e il popolo curdo è uno di quelli che continua a pagare un grande prezzo. E non dimentichiamo che in Turchia è un reato riconoscere il genocidio degli armeni.
Signor Presidente, i curdi come lei erano contro la guerra in Iraq, ma anche altrettanto erano contro il regime di Saddam. Ora che per fortuna non c’è più Saddam e il suo regime è questa di sicuro è stata una liberazione non solo per i curdi ma per tutti i popoli dell’Iraq. I curdi hanno sempre lottato per un stato curdo federale all’interno di un Iraq democratico. Quale è il suo parere nel atteggiamento dell’Iran, della Turchia e della Siria che strumentalmente accusano i curdi di voler proclamare uno stato indipendente, quindi continuano con la loro ingerenza nei affari interni dell’Iraq?
Credo che quella federativa sia l’unica soluzione possibile se si vuole mantenere unito l’Iraq, che com’è noto è un’invenzione della Gran Bretagna dopo la I Guerra Mondiale. L’Iran che aspira a essere la potenza egemone nel Medio Oriente e la Siria che spera di poter dividere con la prima questa egemonia, puntano entrambi sugli sciti antisunniti e anticurdi, e comprensibilmente si oppongono ad una soluzione federativa che veda un’entità autonoma curda; e a questa soluzione si oppone anche la Turchi e a sostegno di essa gli Stati Uniti, perchè una entità autonoma curda avrebbe una grande forza di attrazione per i curdi che vivono in Turchia.
Data pubblicazione 30.04.2008