Aggiornato il 08/11/26 at 01:45 pm

A cura di Marco Zana ………Dal 1920 a Losanna: come la diplomazia delle potenze trasformò l’autodeterminazione curda in una possibilità subordinata agli interessi degli Stati.
7 novembre 2026 | Prima puntata storica | Testo per revisione editoriale
Una promessa scritta al condizionale
Nel 1920, sulle carte della diplomazia europea, il Kurdistan ebbe qualcosa che non aveva mai posseduto in forma così esplicita in un trattato di pace: un possibile percorso verso l’autonomia e, a determinate condizioni, verso l’indipendenza. Tre anni dopo, quella possibilità era scomparsa dal nuovo accordo internazionale. Non era stato celebrato un referendum, né un governo curdo aveva rinunciato alla propria sovranità. Era cambiato il rapporto di forza tra gli Stati che decidevano il destino dell’Anatolia e della Mesopotamia.
La differenza fra una promessa e un diritto effettivo è tutta qui. Il trattato di Sèvres, firmato il 10 agosto 1920, non creò uno Stato curdo. Non entrò neppure in vigore. Ma gli articoli 62, 63 e 64 mostrano che l’esistenza di una questione politica curda era stata riconosciuta al tavolo delle potenze vincitrici. La successiva cancellazione di quel percorso non può dunque essere raccontata come una semplice dimenticanza geografica.

Che cosa dicevano davvero gli articoli 62–64
L’articolo 62 prevedeva una commissione di rappresentanti britannici, francesi e italiani incaricata di elaborare un progetto di autonomia locale per aree a prevalenza curda a est dell’Eufrate, entro limiti geografici definiti dal trattato. Il progetto avrebbe dovuto proteggere anche le comunità assiro-caldee e le altre minoranze. Una seconda commissione, con rappresentanti persiani e curdi, avrebbe esaminato eventuali rettifiche alla frontiera con la Persia.
L’articolo 63 impegnava il governo ottomano ad accettare le decisioni delle commissioni. L’articolo 64 subordinava l’eventuale indipendenza a tre passaggi: una richiesta che dimostrasse il favore della maggioranza nelle aree previste, una valutazione della Società delle Nazioni sulla capacità di indipendenza e una sua raccomandazione. Solo allora la Turchia avrebbe rinunciato ai propri diritti su quei territori. Per i curdi del vilayet di Mosul era contemplata un’adesione volontaria successiva, non un’annessione automatica.
Questa precisione conta. Sèvres non prometteva uno Stato comprendente tutti i territori curdofoni di Turchia, Siria, Iraq e Iran. Prefigurava un processo ristretto, condizionato e controllato dall’esterno. E, non essendo mai entrato in vigore, i termini temporali previsti dal testo non iniziarono a decorrere.
Prima dei confini, una società non unitaria
Il Kurdistan non era una pagina bianca sulla quale le cancellerie potessero disegnare senza incontrare una storia. Le popolazioni curde vivevano da secoli in un’area di montagne, altopiani e città di frontiera attraversata dagli equilibri tra impero ottomano e Persia. Emirati, notabili, confraternite religiose, tribù e centri urbani esprimevano appartenenze spesso sovrapposte. La lingua stessa conosceva varietà differenti; la vita politica non corrispondeva a un unico comando nazionale.
Questo non nega l’esistenza di un’identità curda, ma impedisce di retroproiettare sul passato l’immagine di uno Stato nazionale già formato e semplicemente sottratto ai suoi abitanti.
Nell’Ottocento la centralizzazione imperiale aveva progressivamente ridotto l’autonomia di molte autorità locali. Alla fine della Prima guerra mondiale, intellettuali e organizzazioni curde formularono rivendicazioni nazionali, ma non tutte le élite condividevano lo stesso progetto, gli stessi confini o la stessa relazione con il movimento nazionalista turco.
Lo storico Djene Rhys Bajalan invita a considerare, accanto alle divisioni dei nazionalisti e alle scelte delle potenze, l’eredità geopolitica della guerra mondiale. È un richiamo utile: attribuire tutto a un tradimento esterno cancella le responsabilità interne; attribuire tutto alle divisioni curde assolve chi aveva il potere di negoziare i confini.
La svolta di Losanna
Tra il 1920 e il 1923 il movimento nazionalista guidato da Mustafa Kemal conquistò sul terreno una posizione negoziale che il governo ottomano firmatario di Sèvres non possedeva. Le potenze vincitrici dovettero confrontarsi con una nuova realtà militare e politica. Il 24 luglio 1923 il trattato di Losanna sostituì l’impianto di Sèvres: nessun capitolo analogo prevedeva autonomia o indipendenza curda.
Non è esatto sostenere che Losanna abbia tracciato in un solo gesto tutte le frontiere attuali del Kurdistan. L’articolo 3 lasciò aperta la questione del confine tra Turchia e Iraq, da risolvere tra Ankara e Londra o, in mancanza di accordo, davanti alla Società delle Nazioni. La questione di Mosul rimase così sul tavolo internazionale. Il trattato conteneva anche disposizioni generali sull’uso delle lingue in determinati ambiti, ma non un riconoscimento politico nazionale dei curdi.
Il passaggio decisivo non fu dunque la cancellazione di una sovranità curda già esistente. Fu l’abbandono di una procedura che avrebbe potuto consentire a una parte della popolazione curda di rivendicarla.
Mosul: dove il principio incontrò il petrolio
La controversia su Mosul rese evidente che la questione curda non poteva essere separata dalla geografia economica. La regione era strategica per la continuità territoriale dell’Iraq sotto influenza britannica e per le prospettive petrolifere. Nel 1925 la Società delle Nazioni affrontò il contenzioso sulla frontiera; nel 1926 il trattato di Ankara tra Turchia, Iraq e Regno Unito ne consolidò l’assetto, mantenendo Mosul nell’Iraq.
Il petrolio non spiega da solo ogni decisione, ma sarebbe ingenuo espungerlo dal quadro. Le potenze valutavano accesso alle risorse, vie di comunicazione, sicurezza dei mandati e rapporti con
la nuova Turchia. Per le popolazioni locali, invece, il risultato fu l’inserimento in ordinamenti statali differenti, senza un processo unitario di consultazione nazionale curda.
Qui si trova una continuità con il presente: i corridoi energetici, i valichi e le entrate doganali restano strumenti attraverso cui Stati e autorità regionali negoziano potere. Ma questa è una continuità di interessi, non la prova che gli eventi odierni fossero inevitabili fin dal 1920.
Le responsabilità, senza assoluzioni
La responsabilità delle potenze non consiste nell’avere infranto un obbligo giuridico di istituire immediatamente uno Stato curdo: quell’obbligo, nei termini spesso evocati dalla memoria politica, non esisteva. Consiste nell’avere subordinato un possibile processo di autodeterminazione alle proprie priorità strategiche e nell’averlo poi abbandonato quando il contesto cambiò.
Anche la politica curda merita uno sguardo non celebrativo. Le divisioni fra notabili, movimenti, appartenenze religiose e programmi nazionali limitarono la capacità di presentare un progetto condiviso. La rappresentanza delle altre comunità che abitavano i territori rivendicati poneva inoltre un problema reale: nessuna autodeterminazione può fondarsi sulla cancellazione dei diritti altrui. Il testo di Sèvres, proprio prevedendo garanzie per le minoranze, riconosceva implicitamente questa complessità.
Ma la frammentazione curda non basta a spiegare l’esito. Il negoziato si svolgeva tra governi, eserciti e potenze coloniali; i rappresentanti curdi non disponevano di un potere equivalente. La disparità di forza è un fatto storico, non una giustificazione per evitare di esaminare gli errori delle leadership.
Il significato politico di un’occasione mancata
Sèvres e Losanna non sono soltanto due nomi contrapposti nella memoria nazionale. Sono due modi diversi in cui il sistema internazionale trattò la medesima domanda: un popolo senza Stato poteva decidere del proprio ordinamento politico, oppure la sua sorte sarebbe rimasta una variabile degli accordi tra Stati?
La risposta del 1923 fu prevalentemente la seconda. Non determinò da sola tutte le repressioni successive, che hanno cause e responsabilità proprie nei diversi Paesi. Contribuì però a fissare una cornice nella quale la questione curda sarebbe stata affrontata soprattutto come problema interno di sicurezza, amministrazione e integrità territoriale.
A oltre un secolo di distanza, il punto non è trasformare Sèvres in un titolo di proprietà perpetuo su una mappa. È riconoscere che il diritto all’autodeterminazione richiede istituzioni, rappresentanza, tutela delle minoranze e un rapporto realistico con la sicurezza degli Stati confinanti. Una nazione non diventa meno reale perché i trattati non le hanno assegnato uno Stato. Ma neppure il riconoscimento di una storia comune rende semplice la costruzione di un futuro politico condiviso.
Il Kurdistan è rimasto una patria attraverso frontiere che non ha scelto unitariamente. La storia di quelle frontiere comincia da una promessa condizionata; la storia di ciò che è accaduto dopo
richiede di guardare, uno per uno, agli Stati che l’hanno governato e ai movimenti che hanno parlato in suo nome.
Fonti e riscontri documentali
Trattato di Sèvres, 10 agosto 1920, artt. 62–64 (testo storico) https://www.jmcc.org/en/Article/274/Treaty-of-Sevres
Loqman Radpey, Nationalities Papers, 2022 (online 2021), studio peer reviewed https://www.cambridge.org/core/journals/nationalities-papers/article/kurdistan-on-the-sevres-centenary-how-a-distinct-people-became-the-worlds-largest-stateless-nation/A8A41F9088ABB9443BCEFF51EAAEC76D
Djene Rhys Bajalan, studio sulla Prima guerra mondiale e la statualità curda, 2018 https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17449057.2018.1525163
Testi storici di Sèvres e Losanna (riproduzione comparata) https://www.versailler-vertrag.de/sevres/sevres2.htm
Reuters, quadro storico della questione curda, 5 marzo 2026 https://www.reuters.com/business/media-telecom/kurdish-struggle-rights-land-2026-03-05/
Fotografia documentaria proposta
Firma del trattato di Sèvres, 10 agosto 1920. Fotografia storica Agence Rol, conservata presso la Bibliothèque nationale de France (Gallica), disponibile su Wikimedia Commons. Didascalia da verificare sull’esatta inquadratura; immagine autentica, non generata. La scheda Commons indica pubblico dominio in Francia e negli USA; la redazione verifichi licenza e obblighi di attribuzione nella propria giurisdizione.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sèvres,_10-8-20,_signature_de_la_paix_turque_-
_btv1b53051498x.jpg
Nota di revisione: puntata dedicata al filone I (storia e confini). Evitata la controversia KDP–PUK del 6 novembre 2026. Verificare in redazione eventuali precedenti articoli sulla medesima ricostruzione storica; la ricerca web non garantisce esaustività dell’archivio.