Ue, cresce la protesta sociale: tensioni nelle piazze e stretta sulla sicurezza

Aggiornato il 28/10/26 at 04:13 pm

Dalla Francia all’Italia, dalla Spagna al Portogallo, fino al Belgio e all’Albania, le proteste sociali stanno interessando diversi Paesi europei, alimentate dall’aumento del costo della vita, dalla crisi abitativa e dalle difficoltà dei servizi pubblici. Alle rivendicazioni economiche si affiancano tensioni politiche e, in alcune città, episodi di violenza che hanno spinto le autorità a rafforzare i dispositivi di sicurezza. Parallelamente cresce il dibattito sul ruolo dei social media nella mobilitazione dei manifestanti e sulla diffusione di contenuti manipolati attraverso l’intelligenza artificiale.
La Francia è uno dei principali centri di questa nuova fase di contestazione. Le mobilitazioni, inizialmente promosse dagli studenti contro la carenza di insegnanti e il peggioramento delle condizioni scolastiche, si sono progressivamente estese a questioni più ampie, tra cui l’inflazione, il potere d’acquisto e l’efficienza dei servizi pubblici.
In alcune città le manifestazioni sono state accompagnate da scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e saccheggi, provocando un irrigidimento della risposta delle autorità.
Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di rafforzare le misure contro le manifestazioni non autorizzate e gli episodi di violenza, pur ribadendo la necessità di tutelare il diritto alle iniziative sindacali. Tra le possibilità esaminate figurano modifiche ai percorsi dei cortei per proteggere le attività commerciali e limitare i rischi per l’ordine pubblico.
L’attenzione del governo francese si è concentrata anche sulle piattaforme digitali. Il 21 ottobre rappresentanti dell’esecutivo hanno incontrato Meta, Snap, TikTok, Reddit, Discord e Google per discutere procedure più rapide di individuazione e rimozione dei contenuti illegali che incitano alla violenza, al vandalismo e ai saccheggi.
È stata inoltre annunciata la creazione di un canale unificato per le segnalazioni urgenti, con l’obiettivo di accelerare l’esame dei contenuti da parte delle piattaforme.
Secondo i dati diffusi dal governo, prima delle proteste del fine settimana sarebbero state presentate oltre cento segnalazioni, circa la metà delle quali avrebbe portato alla sospensione degli account interessati.
Particolarmente controversa è la proposta attribuita al primo ministro Sébastien Lecornu, che avrebbe chiesto alle compagnie telefoniche di valutare la possibilità di sospendere temporaneamente l’accesso a piattaforme come TikTok, Instagram, Snapchat e X in caso di nuove violenze.
Durante le manifestazioni del 24 ottobre non si sarebbero verificate interruzioni dei servizi, mentre gli operatori delle telecomunicazioni avrebbero espresso perplessità sulla fattibilità tecnica e sulla legittimità giuridica di un simile intervento.
La questione solleva interrogativi sul rapporto tra tutela dell’ordine pubblico, libertà di espressione e diritto all’informazione, soprattutto quando le eventuali restrizioni potrebbero coinvolgere anche cittadini estranei agli episodi di violenza.
In Italia, alle manifestazioni studentesche si sono aggiunte quelle di camionisti, agricoltori e pescatori, mobilitati contro l’aumento del costo del carburante e le difficoltà economiche delle rispettive categorie.
La convergenza di rivendicazioni differenti ha contribuito ad accrescere la pressione sociale sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Secondo i dati preliminari attribuiti alle autorità italiane in relazione alle proteste del 24 ottobre, almeno nove persone sarebbero state arrestate, 87 denunciate e 371 accompagnate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni. Le forze dell’ordine avrebbero inoltre identificato 4.292 persone.
A Milano, dopo gli episodi di violenza e i saccheggi segnalati nella settimana precedente, sarebbe stato predisposto un rafforzamento del dispositivo di sicurezza con circa 1.400 agenti di polizia e 500 militari della Brigata paracadutisti Folgore.
Il governo avrebbe inoltre approvato un inasprimento delle sanzioni per i comportamenti violenti durante le manifestazioni, con pene fino a cinque anni di reclusione e multe fino a 20.000 euro in determinate circostanze.
Le nuove disposizioni riguarderebbero anche l’utilizzo di mascheramenti durante i cortei e la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni.
Le misure hanno alimentato un confronto tra chi ritiene necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione della violenza e chi teme che un irrigidimento della risposta istituzionale possa accentuare le tensioni, senza affrontare le cause economiche e sociali delle proteste.
Anche in Spagna si sono registrati episodi di violenza, in particolare in Catalogna, dove una manifestazione giovanile nel centro di Barcellona è degenerata in scontri con la polizia, danneggiamenti, saccheggi e incendi.
Secondo le informazioni riportate dalle autorità catalane, i disordini avrebbero provocato l’arresto di 128 persone, tra cui 72 minorenni, e il ferimento di 15 agenti, quattro dei quali in modo grave.
Gli episodi hanno richiamato alla memoria le tensioni del 2019, quando le proteste in Catalogna portarono anche al rinvio del Clásico tra Barcellona e Real Madrid.
La sera del 24 ottobre circa 600 giovani si sarebbero radunati in Plaça de Catalunya dopo la diffusione di appelli sui social media, soprattutto attraverso TikTok, sotto lo slogan «Angry Institutes», ispirato alle recenti mobilitazioni giovanili francesi.
La manifestazione sarebbe rapidamente degenerata, con vetrine infrante, negozi saccheggiati, cassonetti incendiati e barricate erette lungo alcune strade. Contro le forze dell’ordine sarebbero stati lanciati pietre e altri oggetti.