Turchia, al Parlamento l’accordo di difesa con Arabia Saudita e Pakistan: un attacco a uno sarà considerato un attacco a tutti

Aggiornato il 25/10/26 at 03:57 pm

di Shorsh Surme ——– Il Parlamento turco ha ricevuto dalla Presidenza il testo dell’Accordo di Difesa Congiunta della Mecca, avviando il percorso di ratifica necessario alla sua entrata in vigore. L’iniziativa arriva quasi due mesi dopo la firma dell’intesa tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, destinata a rafforzare la cooperazione militare e strategica tra tre importanti potenze regionali.
Il sito del governo ha pubblicato il testo integrale dell’accordo, composto da 16 articoli. Il documento definisce i tre Stati firmatari come «parti principali» e istituisce un sistema di difesa comune fondato sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale. Il principio fondamentale è che qualsiasi attacco armato contro uno dei Paesi membri sarà considerato un attacco contro tutti.
L’accordo è stato firmato il 7 agosto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’intesa riflette una visione condivisa in materia di sicurezza e stabilità regionale e mira a rafforzare la capacità di deterrenza e di difesa dei tre Paesi.
L’articolo 2, uno dei punti centrali del documento, stabilisce che qualsiasi attacco armato proveniente dall’esterno o qualsiasi aggressione militare contro uno dei membri sarà considerato un attacco contro tutti gli Stati firmatari.
In conformità con il diritto di autodifesa riconosciuto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Paese aggredito riceverà immediatamente il sostegno degli altri membri attraverso i mezzi di assistenza disponibili, comprese capacità e risorse militari.
L’accordo non si limita alla cooperazione militare, ma prevede anche una stretta collaborazione nell’industria della difesa. I tre Paesi realizzeranno progetti comuni di produzione militare e promuoveranno attività congiunte di ricerca, sviluppo e innovazione nei settori tecnologicamente più avanzati.
Sono inoltre previsti programmi di formazione del personale, scambi di esperti e forme di sostegno reciproco alle rispettive industrie militari nazionali. L’intesa istituisce anche un meccanismo logistico integrato per la fornitura di munizioni, armamenti, carburante e pezzi di ricambio, sia in tempo di pace sia in situazioni di guerra o di emergenza.
Per garantire il coordinamento dell’alleanza sarà istituito un Comitato politico, strategico e di difesa, composto dai ministri degli Esteri, dai ministri della Difesa e dai capi di Stato maggiore dei Paesi membri.
Il Comitato si riunirà almeno due volte all’anno, a rotazione, nei Paesi aderenti. I capi di Stato potranno inoltre incontrarsi una volta all’anno, qualora lo ritengano necessario.
L’Arabia Saudita ospiterà il Segretariato generale permanente dell’alleanza. Il segretario generale sarà nominato a rotazione per un mandato di tre anni e il primo incarico sarà affidato a un cittadino pakistano.
L’eventuale adesione di nuovi membri sarà possibile soltanto con il consenso unanime dei tre Paesi fondatori.
Gli articoli 9 e 13 disciplinano la cooperazione in materia di intelligence e lotta al terrorismo. Le parti condivideranno informazioni sensibili attraverso canali sicuri e nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati e sulla riservatezza.
I documenti classificati saranno protetti secondo il principio della «necessità di conoscere» e non potranno essere divulgati a Paesi, aziende o soggetti esterni all’alleanza.
L’Accordo di Difesa Congiunta della Mecca entrerà in vigore con il deposito degli strumenti di ratifica presso il Segretariato generale e avrà durata illimitata.
Il testo stabilisce inoltre che nessun Paese potrà recedere nei primi dieci anni successivi alla sua entrata in vigore. Trascorso tale periodo, ciascun membro potrà ritirarsi dall’accordo mediante un preavviso scritto di almeno tre mesi.