Israele, Trump sostiene Netanyahu a pochi giorni dalle elezioni: l’incognita del voto

Aggiornato il 22/10/26 at 05:20 pm

A pochi giorni dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, chiamate a rinnovare la Knesset e a determinare gli equilibri dai quali emergerà il prossimo governo, Benjamin Netanyahu ha ricevuto il sostegno diretto ed esplicito del presidente statunitense Donald Trump. Resta però da capire quale effetto questo appoggio potrà avere sulle intenzioni di voto degli israeliani e sui rapporti di forza tra gli schieramenti.
È ancora presto per misurare l’impatto effettivo dell’intervento americano. Secondo alcune analisi della stampa israeliana, la sua influenza potrebbe essere limitata soprattutto agli elettori del Likud e della destra. Le ragioni sono diverse, ma una delle principali riguarda il rapporto altalenante che negli ultimi anni ha caratterizzato le relazioni tra Trump e Netanyahu, segnate tanto dalla collaborazione strategica quanto da divergenze su importanti questioni regionali.
Fino a pochi giorni prima dell’annuncio, Trump aveva evitato di esprimere un sostegno esplicito al primo ministro israeliano. Il cambiamento di posizione ha quindi alimentato interrogativi sulle motivazioni politiche della scelta e sulle possibili intese raggiunte tra Washington e Netanyahu.
Secondo alcune ricostruzioni della stampa israeliana, tra cui quelle attribuite al sito Walla!, la decisione americana sarebbe maturata anche in seguito a pressioni politiche interne all’amministrazione e al Partito repubblicano. Altre indiscrezioni ipotizzano che il sostegno possa essere stato accompagnato da impegni su tre questioni: la gestione di un eventuale nuovo confronto militare con l’Iran, la possibilità di formare un governo di unità nazionale con esponenti dell’opposizione e il proseguimento del piano per Gaza.
Si tratta tuttavia di ricostruzioni che, in assenza di conferme documentali, non consentono di stabilire l’esistenza di un accordo tra le parti né di attribuire a Netanyahu impegni precisi.
Il fronte dell’opposizione, nel quale Gadi Eisenkot occupa una posizione di primo piano, ha accolto l’intervento di Trump ribadendo che la scelta del prossimo governo spetta esclusivamente agli elettori israeliani. Eisenkot ha espresso rispetto per il presidente americano, rivendicando al tempo stesso l’autonomia del processo democratico israeliano.
La competizione elettorale resta caratterizzata da una forte frammentazione. Accanto al Likud e ai suoi alleati religiosi e nazionalisti si collocano diverse formazioni di opposizione, non sempre concordi sulle future alleanze. In questo quadro, anche gli spostamenti di consenso tra i partiti minori potrebbero incidere sulla distribuzione dei seggi.
Le rilevazioni disponibili descrivono una situazione incerta. La coalizione guidata da Netanyahu non dispone, secondo diversi sondaggi, della maggioranza di 61 seggi necessaria per governare autonomamente. Anche il campo avversario deve però confrontarsi con difficoltà politiche e parlamentari che rendono complessa la formazione di un esecutivo alternativo.