Yemen, gli Houthi non rappresentano il popolo: la guerra, l’influenza iraniana e il ruolo dell’Arabia Saudita

Aggiornato il 21/10/26 at 03:22 pm

di Shorsh Surme ———- Ciò che più inquieta in alcuni articoli e commenti sullo Yemen non è tanto il disaccordo con quanto sta accadendo nel Paese, quanto piuttosto la riduzione di una nazione antica e di un intero popolo a una sola milizia armata che si è imposta con la forza. Come si può presentare il movimento Houthi, che ha preso il controllo di Sana’a e delle istituzioni statali con la forza delle armi, come se rappresentasse lo Yemen e il popolo yemenita? Come si può trasformare una milizia, salita al potere senza elezioni e senza un consenso nazionale, nella rappresentante di un popolo che non ha mai smesso di opporle resistenza in province, città e villaggi?
Gli Houthi non sono lo Yemen. Lo Yemen è una nazione vasta e diversificata, composta da tribù e partiti politici, da forze di destra e di sinistra, da patrioti e nazionalisti, da civili e militari, da settentrionali e meridionali, da zayditi, shafi’iti, ismailiti e da tutte le altre componenti sociali e politiche del Paese. È un popolo che ha pagato un prezzo altissimo per difendere il proprio Stato, la propria repubblica e il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
È paradossale che alcuni parlino dell’«assedio degli Houthi» come se si trattasse dell’assedio dello Yemen, ignorando ciò che gli stessi Houthi hanno inflitto agli yemeniti nelle loro città. La sola Taiz ha subito due assedi: il primo a partire dal 2015, quando furono chiuse le principali vie di comunicazione e venne bloccato l’accesso a medicinali, ossigeno, forniture ospedaliere, cibo, acqua, carburante ed elettricità, mentre i quartieri residenziali erano sottoposti a continui bombardamenti. Oggi la città si trova nuovamente sotto attacco e sotto assedio, come se gli Houthi non avessero ancora compreso che Taiz non si arrenderà e che i suoi abitanti non accetteranno mai che la loro città diventi ostaggio del loro progetto politico e militare.
I civili di Marib, Taiz, Hodeidah, Lahj, Aden, Al-Bayda, Shabwa, Al-Jawf e di molte altre regioni hanno pagato il prezzo di missili, colpi di artiglieria e mine antiuomo. Donne, bambini, sfollati e persone estranee al conflitto hanno perso la vita o subito gravi conseguenze. Il lancio di alcuni missili oltre i confini yemeniti contro Israele non può cancellare né giustificare i crimini commessi in Yemen. La causa palestinese appartiene a tutti gli arabi e nessuno, né gli Houthi né altri, ha il diritto di monopolizzarla o di utilizzarla come copertura per perseguire interessi particolari.
Assumere una posizione contro Israele non autorizza alcuna milizia a bombardare città yemenite, reclutare bambini, disseminare il territorio di mine antiuomo, occupare le istituzioni statali o sottomettere la popolazione con la forza. Né rende patriottici l’assedio delle città o l’uccisione degli yemeniti. La resistenza non può essere costruita sull’oppressione del proprio popolo, né sullo sfruttamento della sua sofferenza per fini propagandistici.
Nelle aree controllate dagli Houthi non esiste uno Stato fondato sul diritto e sulla legge, ma un sistema dominato dalle armi, privo di una reale costituzione, di elezioni e di istituzioni indipendenti. Le libertà vengono limitate, politici, giornalisti e attivisti sono arrestati, i dipendenti pubblici vengono privati dei loro stipendi e nuove imposte gravano sui mezzi di sostentamento della popolazione. Case, moschee e proprietà private sono state colpite o distrutte, mentre milioni di yemeniti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa della guerra e delle violazioni commesse.
Si tratta di un progetto che alimenta povertà, ignoranza e arretratezza e che si oppone a tutto ciò che favorisce lo sviluppo della società: istruzione, economia, libertà, crescita urbana e costruzione dello Stato. Non ha dato vita a un’economia in grado di proteggere la popolazione né ha costruito istituzioni nazionali solide; eppure rivendica la capacità di produrre missili e droni. In realtà, tali armamenti avanzati dipendono da tecnologie e competenze straniere, principalmente iraniane, e vengono utilizzati per servire gli interessi strategici dell’Iran, minacciare il popolo yemenita e gli Stati del Golfo e mettere a rischio la sicurezza della navigazione internazionale.
L’occupazione della costa occidentale e dell’area di Bab al-Mandab da parte degli Houthi non è avvenuta nell’interesse dello Yemen o della sua sovranità nazionale, ma nell’ambito del progetto iraniano di trasformare le vie marittime arabe in strumenti di pressione politica e strategica. Bab al-Mandab non appartiene ad alcun gruppo armato e non può diventare il teatro di avventure militari. È un passaggio vitale per il commercio internazionale e per la sicurezza regionale, e la sua stabilità costituisce un interesse comune dello Yemen, del mondo arabo e della comunità internazionale.
Il movimento Houthi, nella sua essenza ideologica, non concepisce la politica come una competizione tra cittadini uguali né considera lo Stato come un contratto nazionale regolato dalla costituzione e dalle elezioni. Non si presenta come un progetto politico aperto al confronto democratico, ma come un progetto militare e ideologico fondato sulle armi e sull’idea di una superiorità genealogica rispetto al principio della cittadinanza.
Quando la cittadinanza viene sostituita da criteri di appartenenza familiare o dinastica e quando le persone vengono classificate in categorie come «élite» e «popolo comune», non siamo più di fronte a un semplice dissenso politico, ma a una concezione discriminatoria che contraddice i principi della repubblica e l’idea stessa dello Yemen moderno.