Aggiornato il 06/09/26 at 09:52 am
di Laura Schrader*———-Si parla di evento storico a proposito della legge-quadro approvata dall’Assemblea nazionale turca nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto. Il suo nome è “legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e della coesione sociale “. È passata con una larghissima maggioranza, 468 voti a favore, 88 contrari 6 astenuti nella notte tra il 10 e l’11 agosto, poco prima dell’anniversario del “primo sparo”, che il 15 agosto 1984 ricorda l’inizio della guerriglia di resistenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, necessaria per arginare il genocidio fisico e culturale della popolazione kurda. Una resistenza di donne e uomini tanto motivata e radicata sul territorio da tenere testa negli anni ’80 alla ferocia del terrore di stato e alle atrocità delle carceri e negli anni ’90 anche alla guerra di sterminio del secondo più potente esercito Nato, supportato militarmente dagli Usa di Clinton.
La legge ha, in particolare, il sostegno del partito Akp del presidente Erdogan e del Dem, il partito filo Kurdo. Prevede la sospensione dei procedimenti penali e delle pene detentive e il ritorno dall’esilio di migliaia di militanti del PKK per determinati reati per un periodo dai 5 ai 10 anni. Secondo i legislatori, dovrebbe portare al rilascio di circa 3.500 detenuti legati al PKK o suoi presunti sostenitori. Se le persone interessato non commetteranno ulteriori reati nel periodo specificato le indagini a loro carico saranno archiviate e le pene considerate scontate. Ma escluse i reati più gravi come l’omicidio e si applica alle condanne successive al 2005. Rimane escluso dalla nuova legge il leader del PKK Abdullah Ocalan, 77 anni, dal 1999 in carcere di massimo isolamento nell’isola di Imrali con sentenza definitiva emessa nel 2002. Inoltre, stabilisce i termini per il disarmo e per lo scioglimento della guerriglia, previa formazione di una commissione di rappresentanti del governo e delle forze di sicurezza per sorvegliare sulla sua applicazione.
Durante la guerriglia di resistenza 40 mila sono state le perdite di vite umane, tra kurdi e turchi. La ossessiva negazione e nel contempo la martellante demonizzazione della realtà kurda in Turchia, iniziate fin dalla nascita della Repubblica ha creato una diffusa ostilità dei turchi nei confronti del popolo diverso. Decine di intellettuali turchi di altissimo livello, come Ismail Basici e Ahmet Altan, e i progressisti, come i giovani delle rivolte di Gezi Parki e la minoranza di religione alawi, sostengono la causa kurda, ma gran parte della popolazione turca vive in un clima di esasperato razzismo. All’indomani dell’approvazione, a Istanbul si è svolta una manifestazione contro la legge da parte di veterani, di familiari dei militari caduti, di ultranazionalisti. Il governo ha promesso un aumento dei benefici economici a quanti hanno subito danni dalla guerriglia.
A chi giova la nuova legge? Certamente a Erdogan, per un motivo personale: ha bisogno del voto kurdo per ottenere il terzo mandato presidenziale nelle prossime elezioni, e per un motivo generale, la cui importanza è sentita da quasi tutti i partiti, compreso il nazionalista MHP: la Turchia si trova in una situazione di fragilità economica mentre accentua le sue ambizioni di leader regionale, che toccano Damasco e Baghdad.
Per la parte kurda, la nuova legge dovrà fare giustizia di pesanti condanne detentive comminate a esponenti e sostenitori del partito di opposizione filo kurdo HDP, colpevoli soltanto di conquistare voti che disturbavano l’egemonia di Erdogan. Tra essi, Selahattin Demirtas, co-presidente di HDP, parlamentare dal 2007, in carcere dal 2016, condannato nel surreale “processo di Kobane”. Occorre precisare che secondo le regole kurde, ogni entità, dalla piccola associazione al partito politico. alle cariche pubbliche come quella di sindaco (ove è stato possibile) deve essere guidata da un uomo e da una donna. Anche la co-presidente di HDP era stata in carcere, ma per un periodo meno lungo e per questo non è coinvolta nella nuova legge. Il “processo di Kobane “aveva condannato circa 150 persone, dirigenti, attivisti e simpatizzanti di HDP, con un totale di centinaia di anni di carcere, perché il partito aveva sostenuto la resistenza delle forze kurde in Siria durante l’assedio dell’Isis a Kobane. La nuova legge riguarda anche le vittime del razzismo, imprigionate per aver manifestato la propria appartenenza all’identità kurda. Tra loro, la folk Singer Nudem Durak, condannata nel 2015 a 19 anni di carcere per aver insegnato ai bambini i canti della tradizione.
La legge è frutto di un percorso attivato – paradossalmente – da Devlet Bahceli, il leader del partito della destra nazionalista MHP, che nell’ottobre 2024 aveva chiesto a Ocalan di ordinare lo scioglimento del PKK per iniziare un processo concordato di pacificazione. Quattro mesi dopo Ocalan chiedeva che il PKK tenesse un Congresso straordinario per valutare la fine della resistenza armata. Il XII ° Congresso del PKK si era concluso con la prospettiva del disarmo al fine di continuare la lotta per il riconoscimento dei diritti del popolo kurdo, e quindi per la democratizzazione del paese, con le sole armi della politica. E il 12 maggio 2025, pochi giorni dopo la conclusione del Congresso, il quartier generale del PKK sui monti di Kandil aveva ordinato il cessate il fuoco. Nel corso di una cerimonia con la presenza dei vertici del comando della guerriglia, alcune armi erano state simbolicamente date alle fiamme.
I limiti della legge sono evidenti a partire dal nome con cui è stata prontamente ribattezzata, a partire da Erdogan: “Turchia senza terrore”. In questo modo si ribadisce la versione di un PKK terrorista, in spregio ala realtà. E soprattutto la legge non fa cenno al riconoscimento dei diritti identitari e culturali della popolazione kurda (stimata tra i 15 e i 20 milioni) che continua a essere discriminata e persecuzioni a ogni livello.
Il PKK ha rilevato che la legge contiene gravi errori e lacune, in particolare per la mancata considerazione della questione kurda e per l’omissione della libertà di Ocalan. Ma non chiede ai suoi sostenitori di opporsi.
Gli stessi gravi limiti sono sottolineati dal partito DEM, i cui parlamentari affermano di averla votata per sostenere il procedimento di pace e le speranze di democratizzazione e anche per le prospettive di liberazione dei prigionieri politici.
Perfino Ozgur Ozel, fondatore e leader di YN, Yeni Partyi, erede dello storico CHP risalente a Kemal Ataturk, e più importante partito di opposizione ha criticato la legge perché essa omette di considerare la causa kurda.
Il popolo kurdo, maturo e politicizzato è orientato verso una costruttiva forma di speranza. Si ricordano le parole di Ocalan: “Ogni viaggio incomincia con un piccolo passo” .
Sono tre le sue gravissime e direi inaccettabili lacune, che per il momento sembrano ignorate dalla parte kurda. Primo: il PKK non è considerato un movimento di resistenza ma un’organizzazione terroristica. Erdogan e il suo partito la, come ho detto, la chiamano “Legge per una Turchia senza il terrore”. Secondo: il leader del PKK è in carcere. Non può esistere una trattativa paritaria se il capo di una delle due parti in causa è imprigionato. Terzo: a sorvegliare sull’applicazione della legge sarà una commissione composta da elementi del governo e dei servizi segreti. E chi darà assistenza alla parte kurda? Negli ultimi 80 anni nessun processo di pace si è svolto senza una garanzia internazionale, fornita per esempio da ONU, UE, oppure da una grande potenza, o anche dal Vaticano…
Benvenuta la nuova legge se metterà fine alle tantissime condanne ingiuste, se potrà restituire la possibilità di vivere a uomini e donne colpevoli anche soltanto per essere kurdi. Ma sarebbero necessari ulteriori passi: la nuova legge pare rivolta a eliminare la resistenza armata del PKK, e non a compiere un primo passo verso la pacificazione del paese e in futuro alla sua evoluzione democratica, con il riconoscimento dei diritti del popolo kurdo.
*Giornalista scrittrice e profonda conoscitrice della questione Kurda
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