Aggiornato il 25/08/26 at 02:55 pm
di shorsh Surme ———Oggi ricorre l’anniversario dell’Operazione Anfal a Badinan, uno degli episodi più tragici e meno raccontati del genocidio contro il popolo curdo, compiuto dal regime baathista di Saddam Hussein tra il 1986 e il 1989.
L’Anfal, che nel suo complesso causò tra 50.000 e 182.000 vittime curde, fu una campagna di sterminio sistematico che colpì in modo particolare le regioni montuose del Badinan, nel nord del Kurdistan iracheno.
Badinan: l’ultima fase dell’Anfal
La fase di Badinan rappresentò uno degli ultimi capitoli dell’operazione.
Tra l’estate e l’autunno del 1988, le forze irachene guidate da Ali Hassan al‑Majid, noto come Ali il Chimico, circondarono i villaggi della regione, deportando intere comunità, separando uomini e donne, e trasferendo migliaia di civili in campi di detenzione o verso le fosse comuni.
Molti villaggi furono completamente rasi al suolo: secondo le fonti internazionali, l’Anfal portò alla distruzione di oltre 4.500–5.000 villaggi curdi, con Badinan tra le aree più colpite.
Una campagna di sterminio pianificata
L’Anfal non fu una semplice operazione militare:
fu una strategia di pulizia etnica, con deportazioni, esecuzioni di massa, sparizioni forzate e uso di armi chimiche.
Human Rights Watch ha documentato che la maggior parte delle vittime erano civili, inclusi donne e bambini.
Il nome “Anfal”, tratto dall’ottava sura del Corano, venne strumentalizzato dal regime per giustificare la violenza come “punizione divina” contro gli oppositori. In realtà, fu un genocidio politico ed etnico, riconosciuto come tale da diverse istituzioni internazionali.
Badinan: testimonianze e memoria
Le testimonianze dei sopravvissuti di Badinan parlano di:
famiglie separate per sempre;
lunghe marce forzate verso i campi di detenzione;
villaggi svuotati e bruciati;
fosse comuni scavate in fretta, dove vennero sepolti uomini e ragazzi;
bambini strappati alle madri e trasferiti in centri di “rieducazione”.
Molti dei corpi ritrovati negli anni successivi provengono proprio dalle operazioni condotte in questa regione.
Il contesto storico
L’Anfal si colloca nella fase finale della guerra Iran‑Iraq (1980‑1988).
I partiti curdi PDK e UPK, alleati tatticamente con l’Iran, avevano indebolito il controllo del regime nel nord del Paese.
Saddam Hussein decise allora di “risolvere definitivamente la questione curda”, affidando ad al‑Majid pieni poteri per una campagna di annientamento.
Badinan, con la sua geografia montuosa e la forte presenza peshmerga, fu considerata una delle aree da “bonificare” completamente.
Perché ricordare oggi
L’anniversario dell’Anfal di Badinan non è solo un momento di memoria:
è un richiamo alla giustizia, alla verità e alla dignità di un popolo che ha subito uno dei genocidi più devastanti del XX secolo.
Ricordare Badinan significa:
onorare le vittime;
sostenere la ricerca della verità storica;
impedire che la negazione o la manipolazione cancellino ciò che è accaduto;
riaffermare che nessun popolo deve essere perseguitato per la propria identità.
Una ferita che parla ancora
Oggi, nel giorno dell’anniversario, il popolo curdo — in patria e nella diaspora — accende candele, visita i memoriali, recita i nomi dei villaggi scomparsi.
Badinan non è solo un luogo geografico:
è un simbolo di resistenza, di dolore e di identità.
L’Anfal è una ferita aperta, ma anche una promessa:
che la memoria non sarà mai cancellata.