Iraq, Barzani avverte: il ritiro occidentale rischia di favorire il ritorno dell’ISIS

Aggiornato il 02/10/26 at 04:27 pm

di Shorsh Surme ———- Il leader curdo Masud Barzani ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale, e in particolare all’Europa, denunciando che il progressivo ritiro delle forze occidentali sta creando un vuoto di sicurezza che potrebbe permettere all’ISIS di riorganizzarsi. Il suo non è soltanto un appello diplomatico, ma un avvertimento basato sui movimenti osservati sul terreno e sui segnali che gli attori locali ritengono preoccupanti.
Negli ultimi anni il Medio Oriente ha vissuto una serie di profondi cambiamenti: la riduzione della presenza militare statunitense e occidentale in Iraq e Siria, la crescente influenza di Iran, Turchia e Russia, la frammentazione delle milizie locali, le difficoltà economiche e politiche dell’Iraq e la tensione permanente tra Erbil e il governo centrale di Baghdad.
In questo scenario, l’ISIS, responsabile di gravissimi crimini e violazioni dei diritti umani, non è mai stato completamente eliminato. È stato disperso e fortemente indebolito, ma alcune sue cellule sono rimaste operative. E oggi, secondo Barzani, esiste il rischio che l’organizzazione torni a rafforzarsi.
Barzani ha rivolto il proprio appello soprattutto all’Europa, che negli ultimi anni ha progressivamente ridimensionato il proprio impegno militare e politico nella regione. Secondo il leader curdo, il ritiro delle forze occidentali rischia di creare vuoti di sicurezza nelle aree precedentemente controllate dall’ISIS, mentre le cellule dell’organizzazione possono approfittare della mancanza di coordinamento tra Baghdad ed Erbil. Le forze curde, inoltre, non sarebbero in grado di sostenere da sole il peso della lotta al terrorismo.
Il messaggio è chiaro: senza un sostegno internazionale stabile, il Kurdistan e l’Iraq rischiano di perdere parte dei risultati ottenuti nell’ultimo decennio.
A destare particolare preoccupazione sono le aree comprese tra Kirkuk, Diyala, Salahaddin e Ninive, dove persistono problemi di coordinamento e controllo tra le autorità federali e quelle della Regione autonoma del Kurdistan. L’ISIS può sfruttare queste “zone grigie” per ricostruire reti logistiche, reclutare combattenti e organizzare attacchi.
A questo si aggiungono le divisioni politiche interne irachene, che possono indebolire la capacità dello Stato di coordinare le operazioni antiterrorismo. Anche povertà, disoccupazione e carenza di servizi costituiscono fattori di instabilità che possono favorire il reclutamento, soprattutto tra i giovani.
Un altro elemento riguarda il ridimensionamento delle missioni occidentali, che hanno svolto un ruolo importante nell’intelligence, nell’addestramento e nel supporto alle forze locali. Una riduzione di queste capacità, secondo la prospettiva espressa da Barzani, potrebbe rendere più difficile mantenere la pressione sulle cellule jihadiste.
Il leader curdo richiama soprattutto l’attenzione dell’Europa. A suo giudizio, l’UE non dispone di una strategia sufficientemente incisiva per l’Iraq e il Kurdistan e tende a considerare la minaccia dell’ISIS come un rischio geograficamente lontano.