Aggiornato il 26/09/26 at 03:56 pm
di Shorsh Surme ——— Negli ultimi quindici anni l’istruzione siriana è stata travolta da una crisi profonda, nota a molti nei suoi contorni generali ma ancora sottovalutata nella sua reale portata. Tutto è iniziato con la rivoluzione contro il regime di Bashar al-Assad, nata dalla richiesta di libertà, giustizia e dignità. La risposta del regime è stata una guerra totale, che ha trascinato il Paese in un conflitto armato volto a ristabilire il controllo con la forza. Da quel momento, il sistema educativo siriano è stato colpito in modo sistematico e su larga scala.
La distruzione si è consumata su tre livelli.
Il primo è quello umano. Docenti, amministrativi, dirigenti, esperti: molti sono stati uccisi, arrestati o fatti sparire. Altri hanno riportato lesioni permanenti. Una parte, spinta da circostanze estreme, è finita nelle file del conflitto armato. La popolazione è stata sfollata in massa, costretta a emigrare o a vivere in una società segnata da guerra, tirannia e povertà.
Il secondo livello riguarda le infrastrutture. Università, istituti e scuole sono stati distrutti, saccheggiati o danneggiati in modo irreparabile. Biblioteche, laboratori, attrezzature: ciò che non è stato colpito dalle bombe è stato devastato dal saccheggio.
Il terzo livello è il più profondo: la demolizione del sistema educativo nel suo nucleo concettuale. Un secolo di esperienze, dibattiti e riforme aveva costruito un modello basato sull’istruzione universale e gratuita, sul ruolo centrale dello Stato e sull’integrazione tra scuola e sviluppo socioeconomico. Questo patrimonio è stato minato dall’infiltrazione di tendenze razziste, religiose e settarie nelle aree controllate dalle autorità di fatto. Un fenomeno che ha raggiunto anche le esperienze educative dei siriani rifugiati in alcuni Paesi, come la Turchia.
Di fronte a questo scenario, le nuove autorità si trovano oggi a ricostruire l’istruzione in un contesto completamente diverso, con valori e riferimenti nuovi, spesso in contrapposizione con quelli del precedente regime. È una sfida politica e ideologica, prima ancora che tecnica.
La ricostruzione degli istituti scolastici, università, scuole e centri di formazione, è un passaggio obbligato e urgente. Senza un intervento immediato, milioni di studenti rischiano di perdere opportunità educative essenziali. Per questo serve una partnership ampia: società civile, istituzioni statali e organizzazioni regionali e internazionali. Il processo non può essere rimandato, anche se alcune parti restano riluttanti a collaborare sotto la supervisione dello Stato siriano.