Aggiornato il 29/06/26 at 02:42 pm
di Hüsamettin Turan——–Il 29 giugno 1925, a Diyarbakır, Şêx Said e 46 dei suoi compagni furono giustiziati. Nonostante siano trascorsi 101 anni, questa data continua a rappresentare un punto di rottura indelebile nella memoria nazionale del popolo curdo. Nell’istoriografia curda, la Serhildan (insurrezione) del 1925 è considerata una delle prime rivolte nazionali ampie e organizzate, in cui si manifestò la volontà di autodeterminazione della nazione curda.
Il contesto storico in cui si sviluppò questo movimento fu segnato dalla spartizione del Kurdistan all’indomani della Prima Guerra Mondiale, dalla mancata definizione dello status politico dei curdi e dalla negazione dei loro diritti nazionali a seguito del Trattato di Losanna. Le politiche centraliste attuate durante la fondazione della Repubblica crearono un clima di severa oppressione negli ambiti politico, culturale e sociale della geografia curda; questa situazione accelerò la ricerca di una coscienza nazionale e di un’organizzazione politica all’interno della società curda.
Secondo le fonti russe, il Movimento Azadî — la cui data di fondazione è oggetto di dibattito — sarebbe stato istituito nel 1918. È opinione diffusa che il movimento sia stato scoperto dopo il fallito tentativo di Beytüşşebap. Molte fonti concordano sul fatto che, in quel periodo, Azadî stesse preparando un’insurrezione generale. In un certo senso, così come la rivolta di Beytüşşebap fu compromessa da una catena di errori, la Serhildan del 1925 ha lasciato solchi profondi nella storia come un movimento separato, costretto a una nascita prematura. L’insurrezione rimase circoscritta a livello locale nell’area delle attuali Muş, Erzurum, Bingöl, Elazığ e Diyarbakır. L’arresto di Cibranlı Xalit Bey e di Bitlisli Yusuf Ziya Bey, leader di Azadî, insieme alla tempestiva scoperta del tentativo prematuro di rivolta a Beytüşşebap, rappresentano le ragioni principali dell’isolamento geografico del movimento e della sua maturazione incompleta.
Più che l’avvio di un movimento pianificato sotto la guida di Şêx Said, l’insurrezione del 1925 fu forzata a una nascita prematura a causa della provocazione di Piran e subì gravissimi massacri, in particolare nella regione dell’odierna Bingöl (operazione di repressione di Pêçar).
Questa Serhildan, guidata da Şêx Said e scaturita prematuramente, viene considerata il riflesso sul campo dell’organizzazione politica e delle rivendicazioni nazionali del Movimento Azadî. Gli storici curdi e numerosi studi moderni sottolineano che interpretare questo movimento basandosi esclusivamente su motivazioni religiose è riduttivo: esso fu, in sostanza, l’espressione della volontà della nazione curda di ottenere uno status politico, il riconoscimento della propria esistenza nazionale e l’autodeterminazione. Sebbene il prestigio sociale e l’identità religiosa di Şêx Said abbiano contribuito ad ampliare la base popolare del movimento, l’elemento cardine che ne definì l’essenza furono le rivendicazioni nazionali curde. Al contrario, il regime kemalista, i britannici e i sovietici misero intenzionalmente in risalto l’identità religiosa di Şêx Said, tentando di etichettare il movimento come una “rivolta religiosa” piuttosto che come un’insurrezione nazionale. Lo stesso approccio si riscontra successivamente anche nell’insurrezione di Xoybûn (Ararat).
In molti momenti della storia, i curdi sono stati prima emarginati dalle potenze imperiali in ogni loro sollevamento nazionale, e successivamente i massacri ai loro danni sono stati agevolati o osservati con indifferenza. Eppure, la Serhildan del 1925 è considerata una delle prime reazioni politiche e nazionali su vasta scala del popolo curdo nell’era moderna. I quadri dirigenti che presero parte al movimento erano direttamente collegati all’ambiente di Azadî e possedevano una prospettiva di difesa dei diritti politici dei curdi. Pertanto, l’insurrezione non fu una semplice reazione locale, bensì l’espressione concreta dello sforzo della nazione curda di preservare la propria esistenza politica e determinare il proprio futuro. Non è un caso che, poco tempo dopo la Serhildan del 1925, i quadri di Azadî presero parte sia a Xoybûn che al Movimento dell’Ararat.
L’esecuzione di Şêx Said e dei suoi compagni, avvenuta subito dopo la repressione della Serhildan, segnò l’inizio di un vasto processo di liquidazione dei quadri dirigenti nazionali del popolo curdo. Figure di spicco del Movimento Azadî, come Cibranlı Xalid Bey e Yusuf Ziya Bey, erano già state arrestate e furono giustiziate immediatamente dopo il soffocamento dell’insurrezione. In questo modo, la struttura organizzativa primordiale del movimento nazionale curdo subì un duro colpo.
Tuttavia, queste esecuzioni non riuscirono a estirpare la volontà politica e ideologica che era emersa. Şêx Said e i suoi compagni sono diventati, nella memoria collettiva della nazione curda, simboli della volontà nazionale, della resistenza e di una coscienza politica che ha pagato il prezzo più alto. I loro nomi non appartengono solo a un evento storico, ma occupano un posto permanente nella memoria della lotta per l’esistenza del popolo curdo. La linea tracciata dal Movimento Azadî, che iniziò a organizzarsi nel 1918, proseguì con i movimenti di Beytüşşebap nel 1924, di Şêx Said nel 1925 e di Xoybûn (Ararat) nel 1927; tutti questi processi storici sono, allo stesso tempo, proiezioni del Movimento Azadî stesso.
Commemorare Şêx Said e i suoi compagni dopo 101 anni non significa soltanto ricordare un evento del passato; significa tornare alle radici storiche della memoria nazionale, della volontà politica e della ricerca di libertà del popolo curdo. Per questo motivo, la Serhildan del 1925 continua a mantenere la sua rilevanza come una delle svolte più significative nella lotta nazionale curda.