Il ruolo storico delle donne curde nella società e nella resistenza

Aggiornato il 02/06/26 at 02:55 pm

di Husamettin TURAN—– Quando si analizza la struttura storica della società curda, emerge con chiarezza che le donne hanno ricoperto ruoli centrali non solo all’interno della famiglia, ma anche in quasi tutti gli ambiti della vita sociale. Dal periodo feudale fino ai giorni nostri, esse hanno svolto funzioni decisive nella conservazione della lingua, nella trasmissione delle tradizioni, nella tutela dei costumi e nella salvaguardia della letteratura orale. In epoche in cui la cultura scritta era limitata, il loro contributo alla preservazione del folklore e della memoria collettiva è stato determinante.
Le donne curde sono state tra le principali protagoniste dell’insegnamento della lingua madre ai bambini, della trasmissione dei valori sociali e della continuità culturale. Ninne nanne, elegie, epopee, racconti dei dengbêj e innumerevoli storie radicate nella memoria popolare sono giunti alle nuove generazioni soprattutto grazie a loro. Per questo motivo, la donna curda non può essere considerata soltanto un membro della famiglia, ma una vera e propria custode del patrimonio culturale.
Donne come garanti della pace sociale
Uno dei ruoli più significativi svolti dalle donne curde è stato quello di rappresentanti della cultura della pace e della riconciliazione. In molte comunità, esse hanno agito come mediatrici nei conflitti, contribuendo a preservare l’armonia sociale e impedendo la disgregazione dei legami comunitari, anche nei periodi di guerra. Mentre gli uomini erano coinvolti negli scontri armati, le donne mantenevano unite le famiglie, ricostruivano relazioni spezzate e sostenevano la coesione sociale. In questo senso, sono state non solo simboli di resistenza, ma anche pilastri della pace.
La partecipazione alla lotta nazionale
Il ruolo storico delle donne curde non si limita agli ambiti culturali e sociali. Esse sono state in prima linea anche nella lotta per i diritti e le libertà del popolo curdo. In quasi tutte le rivolte e i movimenti di resistenza, le donne hanno partecipato in forme diverse: attività di propaganda, supporto logistico, collegamento tra combattenti e popolazione, fino alla partecipazione diretta agli scontri armati. Molte hanno perso la vita, sono state esiliate o hanno trascorso anni nelle carceri.
Durante i periodi di lotta nazionale, le donne hanno viaggiato di villaggio in villaggio per raccogliere sostegno, trasportare viveri e munizioni, garantire le comunicazioni e offrire sostegno morale. Si tratta di un lavoro spesso invisibile, ma essenziale per la sopravvivenza dei movimenti nazionali curdi.
Zeyno Hanım: coraggio nella Rivolta dell’Ararat
Tra gli esempi più emblematici spicca la figura di Zeyno Hanım, moglie di Reşoyê Silo, che combatté al suo fianco nella regione di Geliyê Zîlan durante la Rivolta dell’Ararat. Quando Reşo fu catturato, Zeyno rifiutò di arrendersi e continuò a combattere fino all’ultimo. Secondo la tradizione orale, persino l’appello del marito non bastò a convincerla a consegnarsi. La sua resistenza, conclusa con la cattura e la decapitazione, lasciò un segno profondo nella memoria collettiva curda. L’esposizione delle teste di Zeyno e Reşo nei villaggi fu una brutale pratica di intimidazione contro i resistenti curdi.

Besra Hanım: una vita tra guerra, esilio e sacrificio
Un’altra figura centrale è Besra Hanım, moglie di Ferzende Beg, attiva sia nella Rivolta di Şeyh Said (1925) sia nella Rivolta dell’Ararat. Dopo la repressione, fu costretta a rifugiarsi nel Kurdistan orientale, dove partecipò a nuovi scontri. Durante un combattimento con le forze iraniane, sostenne il marito ferito, caricandogli l’arma e combattendo a sua volta.
La sua vita fu segnata da esili, assedi e perdite dolorose. Durante un assedio particolarmente violento, il figlio Elfesiya fu catturato e fucilato davanti alla popolazione. L’arresto del marito, la morte dei familiari e le dure condizioni dell’esilio lasciarono ferite profonde. Per anni visse sola a Teheran, potendo visitare il marito detenuto solo una volta alla settimana. Nonostante tutto, rimase fedele alla sua famiglia e alla causa fino alla fine.
Eredità culturale e artistica
Il contributo delle donne curde è evidente anche nel campo artistico. Molte artiste hanno svolto un ruolo fondamentale nella preservazione della tradizione del dengbêj e del canto popolare. Tra queste, Aslika Qadir, voce storica della Radio di Erevan, è ricordata per il suo impegno nella salvaguardia della musica curda e nella sua diffusione tra le comunità della diaspora.
Conclusione: un’eredità viva
Le storie di Zeyno Hanım, Besra Hanım e di molte altre donne dimostrano che le donne curde non sono state semplici testimoni degli eventi, ma protagoniste dirette della storia. Dalla conservazione della lingua alla difesa dei diritti nazionali, dalla mediazione dei conflitti alla partecipazione alla lotta armata, esse hanno contribuito in modo decisivo alla sopravvivenza culturale e politica della nazione curda.
Questa eredità non appartiene soltanto al passato: è un valore storico e sociale da trasmettere alle generazioni future.