Iran. Vicina l’intesa con gli Usa, ma restano i nodi su nucleare e Stretto di Hormuz

Aggiornato il 27/05/26 at 09:19 pm

di Shorsh Surme –——-L’Iran ha dichiarato che i colloqui con gli Stati Uniti per un accordo di pace, incentrato sulla cessazione delle ostilità su tutti i fronti, stanno procedendo positivamente e che i punti di maggiore disaccordo saranno affrontati in una fase successiva.
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio hanno lasciato intendere che una soluzione è vicina, pur ribadendo che la pianificazione di eventuali nuovi attacchi resta attiva.
La televisione di Stato iraniana ha citato il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, secondo cui «la bozza finale del testo di un accordo tra Iran e Stati Uniti è ancora in fase di revisione» e che gli sforzi di mediazione sono attualmente concentrati sulla definizione di un memorandum d’intesa. Baghaei ha aggiunto che «nell’ultima settimana il processo si è mosso verso una convergenza di posizioni».
Ha poi precisato che «restano questioni da affrontare attraverso ulteriori discussioni con i mediatori» e che sarà necessario «attendere i prossimi tre o quattro giorni per capire come evolverà la situazione».
Le sue dichiarazioni suggeriscono un possibile avanzamento nel rinnovato impegno del Pakistan e degli Stati arabi del Golfo per trasformare la fragile tregua, in vigore da sei settimane, in un accordo di pace duraturo.
Secondo il Financial Times, i mediatori ritengono di essere vicini a un’intesa per estendere il cessate-il-fuoco di 60 giorni, includendo una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.
Resta però incerto come verranno affrontati i principali nodi irrisolti: il futuro del programma nucleare iraniano e l’eventuale allentamento delle sanzioni. Baghaei ha infatti affermato che tali questioni non sono attualmente sul tavolo. Un altro punto critico riguarda la gestione dello Stretto di Hormuz, via d’acqua essenziale per l’approvvigionamento energetico globale e rimasta in gran parte chiusa dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.
Rubio ha dichiarato ai giornalisti in India che «sono stati fatti progressi» e che un annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Ha ribadito che gli Stati Uniti restano irremovibili su tre punti: l’Iran non potrà mai dotarsi di un’arma nucleare, dovrà consegnare l’uranio altamente arricchito e garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo Stretto.
«Il presidente preferisce sempre una soluzione diplomatica negoziata», ha aggiunto.
Teheran continua a respingere le richieste di abbandonare il proprio programma di arricchimento, sostenendo di non avere intenzione di costruire una bomba atomica e di voler imporre tariffe alle navi in transito nello Stretto.
Secondo l’agenzia semiufficiale Tasnim, l’Iran chiede inoltre che gli Stati Uniti sblocchino una «parte significativa» dei beni iraniani congelati all’estero come primo passo, con un processo «trasparente» per lo sblocco della parte restante.
Il capo dell’esercito pakistano, feldmaresciallo Asim Munir, mediatore di fiducia tra Washington e Teheran, ha condotto colloqui nella capitale iraniana venerdì e sabato, incontrando il presidente Masoud Pezeshkian, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Secondo l’esercito pakistano, gli incontri si sono svolti in un clima «positivo e costruttivo» e hanno contribuito in modo «tangibile» al processo di mediazione. Le trattative delle ultime 24 ore avrebbero portato a «progressi incoraggianti verso un’intesa definitiva».
Araqchi ha inoltre avuto colloqui separati con i suoi omologhi di Oman, Turchia, Qatar e Iraq, oltre che con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.
Il cessate-il-fuoco, concordato sei settimane fa, ha temporaneamente interrotto i combattimenti scoppiati dopo i raid aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran. Teheran ha risposto con missili e droni contro diversi Paesi del Golfo e oltre. Migliaia di persone sono state uccise, soprattutto in Iran e Libano.
Tra i nodi principali rimangono la gestione dello Stretto di Hormuz e la questione dell’uranio, che avevano già portato al fallimento dei negoziati di Islamabad.
Un accordo di pace duraturo appare ancora lontano, mantenendo i mercati energetici globali in tensione e il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile. Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita avrebbero esortato Trump a concedere più tempo ai negoziati.
Dall’inizio della tregua, le dichiarazioni del presidente statunitense oscillano tra rassicurazioni su un accordo imminente e minacce di nuovi attacchi. In un comizio a New York, ha affermato che la guerra finirà «presto» e che «i prezzi del petrolio crolleranno drasticamente una volta chiusa la questione con l’Iran».
Secondo Axios e CBS News, Trump starebbe valutando una nuova ondata di attacchi, pur non avendo ancora preso una decisione definitiva.
L’agenzia IRIB ha riportato le parole di Ghalibaf dopo l’incontro con Munir: «Le nostre forze armate si sono riorganizzate durante il cessate-il-fuoco. Se Trump dovesse agire in modo sconsiderato e riprendere la guerra, la risposta dell’Iran sarà più dura rispetto ai primi giorni del conflitto».
L’opposizione a una ripresa delle ostilità cresce tra gli americani, preoccupati per l’aumento dei prezzi della benzina. Queste tensioni, confermate da diversi sondaggi, si riflettono anche a Capitol Hill a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.
Secondo Eurasia Group, «un accordo rimane più probabile di un’escalation, seppur con un margine ristretto». Se raggiunto questa settimana, sarebbe probabilmente un accordo temporaneo che estenderebbe il cessate-il-fuoco di 30 giorni e aprirebbe la strada a nuovi cicli di negoziati, incluso quello sul programma nucleare iraniano.