Hormuz. La crisi globale che minaccia commercio ed energia

Aggiornato il 20/05/26 at 07:38 pm

di Shorsh Surme –——La responsabilità di porre fine alla crisi derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, ripristinando la libertà di navigazione nelle sue acque internazionali in conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, è una responsabilità collettiva che ricade su tutti gli Stati, sulle organizzazioni regionali e internazionali e sugli organismi globali. Tale responsabilità deve essere esercitata attraverso i metodi e gli strumenti previsti dagli accordi e dai trattati internazionali volti a garantire sicurezza, pace, stabilità e prosperità a livello regionale e mondiale.
Sono trascorsi ottantadue giorni dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziato il 28 febbraio, e la situazione continua a intensificarsi. Ciò lascia presagire la fine dell’attuale fase di de escalation e un possibile ritorno al conflitto armato, con un maggiore ricorso alla forza militare da parte di tutte le parti coinvolte.
L’escalation in corso ha generato molteplici crisi internazionali, con ripercussioni negative su Paesi, regioni e territori di tutto il mondo. Ciò è dovuto all’interruzione della navigazione marittima attraverso le acque internazionali dello Stretto di Hormuz da parte delle forze armate iraniane e del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc).
Le politiche illegali dell’Iran, inclusa la chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno prodotto significative conseguenze negative a livello globale, tra cui l’aumento dei costi internazionali, con la crescita dei prezzi di servizi, alimenti, forniture mediche e tecnologie, oltre all’incremento dei costi di trasporto e spedizione. Ciò è legato all’aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale, conseguenza diretta dell’interruzione delle forniture energetiche attraverso lo Stretto.
Molti Paesi importatori di energia rischiano inoltre di non riuscire a sostenere i costi elevati delle importazioni energetiche, con possibili ripercussioni sulla stabilità economica, industriale e sociale. Parallelamente, il rallentamento della crescita economica globale potrebbe compromettere i piani economici di numerosi Stati e ostacolare gli sforzi per lo sviluppo umano, aggravando povertà, fame, ignoranza ed epidemie.
Il blocco dello Stretto danneggia anche la libertà del commercio internazionale e interrompe le catene di approvvigionamento, mettendo a rischio i principi commerciali stabiliti dal 1995 nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio. A ciò si aggiunge il rischio di future crisi in altri stretti internazionali, nel caso in cui l’Iran dovesse ripetere azioni simili in altre aree strategiche, aggravando le tensioni internazionali e aumentando il rischio di conflitti militari ed economici su vasta scala.
Alla luce degli impatti attuali e potenziali della chiusura dello Stretto di Hormuz sulla libertà di movimento del commercio globale, sulle economie internazionali e sulle società umane, è dovere degli organismi regionali e internazionali, così come di tutti gli Stati del mondo, unire i propri sforzi politici, diplomatici, legali e intellettuali. L’obiettivo è persuadere il regime iraniano a rispettare pienamente i trattati e gli accordi internazionali, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che garantisce la libertà di navigazione attraverso gli stretti internazionali.
La Repubblica Islamica del Pakistan, dall’8 aprile 2026, ha intrapreso significativi sforzi politici e diplomatici per risolvere la crisi tra Stati Uniti e Iran. Tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali devono sostenere tali iniziative, in linea con la loro responsabilità collettiva, per raggiungere i risultati necessari al ripristino della normale attività commerciale ed economica nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz.
Se questi sforzi non dovessero produrre i risultati attesi, inclusa la piena libertà di navigazione, la responsabilità ricadrebbe su tutti gli Stati e sugli organismi internazionali, che avrebbero l’obbligo politico e giuridico di far rispettare le norme stabilite nei trattati e negli accordi internazionali.
In conclusione, la responsabilità di porre fine alla crisi dello Stretto di Hormuz e di ripristinare la libertà di navigazione è collettiva e condivisa da tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali. Solo adempiendo ai propri obblighi secondo i meccanismi previsti dal diritto internazionale sarà possibile preservare sicurezza, pace, stabilità e prosperità a livello regionale e globale. Allo stesso modo, soltanto attraverso un impegno comune sarà possibile garantire sviluppo economico, industriale e sociale a beneficio dei popoli e delle società del mondo.