Aggiornato il 28/04/26 at 08:33 pm
di Shorsh Surme ——–In un momento particolarmente delicato, segnato da rapidi sviluppi e crescenti controversie legate alle operazioni militari turche nel nord della Siria e dell’Iraq, i media turchi hanno riportato all’attenzione pubblica il dossier sui titoli di proprietà fondiaria (tapu) risalenti all’epoca ottomana ad Aleppo, in Siria, e nelle città irachene di Mosul e Kirkuk. Un rapporto dell’agenzia di stampa ufficiale Anadolu Agency, pubblicato in lingua turca e ripreso dalla maggior parte dei media nazionali, afferma che gli archivi ufficiali in Turchia conservano oltre 77.063 titoli di proprietà originali del periodo ottomano relativi alle città di Mosul e Kirkuk. Secondo il rapporto, questi documenti risalgono al periodo del dominio ottomano sulle due città del nord dell’Iraq, tra il 1847 e il 1917, e sono attualmente custoditi presso l’Archivio della Direzione del Catasto del Ministero dell’Ambiente e dell’Urbanistica ad Ankara. L’archivio includerebbe inoltre 32 registri contenenti migliaia di atti fondiari analoghi relativi alla città siriana di Aleppo. Sebbene non sia indicato il numero esatto dei documenti riguardanti Aleppo, le fonti precisano che essi sono raccolti in 32 volumi di grandi dimensioni. I circa 77.000 documenti relativi a Mosul e Kirkuk sono invece distribuiti in 45 volumi, portando a stimare in circa 100.000 il totale dei documenti riferiti alle tre città. I rapporti sottolineano che tali documenti appartenevano a cittadini ottomani residenti nelle città in questione durante il periodo imperiale, senza però chiarire se si trattasse di cittadini di origine turca o di abitanti siriani e iracheni. L’attenzione dei media si concentra soprattutto sul richiamo alla presenza amministrativa ottomana in quelle aree fino a un secolo fa. Nel 2003, durante l’occupazione americana dell’Iraq, emersero accuse secondo cui i servizi segreti turchi avrebbero condotto un’operazione segreta nel nord del Paese, falsificando atti di proprietà nelle città di Kirkuk e Mosul e incendiando gli uffici catastali locali. Nessuna fonte ufficiale irachena confermò tali accuse, mentre fonti turche le smentirono categoricamente. La sensibilità del tema è amplificata dalla coincidenza con l’espansione delle operazioni dell’esercito turco nel nord della Siria nell’ambito dell’Operazione Scudo dell’Eufrate, attraverso la quale Ankara ha preso il controllo di circa 1.300 km² di territorio, principalmente nella campagna di Aleppo. Funzionari turchi hanno inoltre confermato l’intenzione di proseguire le operazioni nelle città di al-Bab, Manbij e Raqqa. Parallelamente, crescono i segnali di una possibile operazione militare di terra nel nord dell’Iraq, mentre Ankara intensifica gli sforzi politici e militari per partecipare alla liberazione di Mosul dall’ISIS e continua a rifiutare il ritiro dalla base militare di Bashiqa. In un recente discorso, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che Mosul e Kirkuk «appartenevano alla Turchia», affermando: «Bisogna capire che Kirkuk era nostra e Mosul era nostra… Stavo semplicemente dando una lezione di storia». In un’altra dichiarazione, che ha suscitato ampie polemiche a livello nazionale e internazionale, Erdoğan ha chiesto di rivedere il Trattato di Losanna del 1923, che definisce gli attuali confini della Turchia. In questo clima, alti funzionari turchi hanno ribadito che l’esercito interverrà nel nord dell’Iraq qualora dal territorio iracheno emergesse una minaccia diretta alla sicurezza nazionale turca. Contemporaneamente, i media turchi hanno rilanciato un accordo storico firmato tra la Turchia e il Mandato britannico in Iraq dopo la Prima guerra mondiale, sostenendo che esso autorizzerebbe Ankara a intervenire per proteggere i turkmeni di Mosul. Mosul fu una delle ultime regioni cedute dalla Turchia: dopo la guerra, la questione del Vilayet di Mosul divenne oggetto di una grave disputa diplomatica tra il Regno dell’Iraq e la Repubblica di Turchia. Nel 1920, Mustafa Kemal Atatürk dichiarò davanti alla Grande Assemblea Nazionale: «I confini della nostra nazione, da Alessandretta verso sud e sud-est, includono Mosul, Sulaymaniyah e Kirkuk». La Gran Bretagna, potenza mandataria in Iraq, portò la questione sul piano internazionale, trasformandola in una disputa di confine tra Turchia e Iraq. Dopo tensioni politiche e minacce militari, nel 1926 fu firmato il Trattato di Ankara, che stabiliva l’appartenenza della provincia di Mosul all’Iraq e fissava la Linea di Bruxelles come confine tra i due Paesi. L’accordo prevedeva inoltre che l’Iraq cedesse alla Turchia il 10% dei proventi petroliferi di Mosul per 25 anni. La Turchia ricevette tali proventi fino al 1954; i pagamenti cessarono definitivamente dopo la rivoluzione del 1958 e l’ascesa al potere di Abdul Karim Qasim. Ankara sostiene che l’accordo le garantisse anche il diritto di intervenire militarmente a Mosul e in alcune aree del nord dell’Iraq per proteggere i turkmeni. In un articolo pubblicato sul quotidiano Akşam, l’esperto turco Emin Yazıcı ha scritto: «L’accordo del 1926 garantisce alla Turchia il diritto di proteggere i suoi fratelli a Mosul, conferendole di fatto il ruolo di garante». Ha aggiunto: «Abbiamo diritto a territori che si estendono per 90.000 chilometri quadrati, inclusa Kirkuk, che appartiene ai turkmeni. Per noi, Mosul è come Cipro. Secondo l’accordo, abbiamo il diritto di intervenire se la sicurezza dei nostri fratelli è minacciata». Secondo alcuni storici turchi, Atatürk avrebbe promesso ai parlamentari contrari al Trattato di Ankara che la Turchia avrebbe cercato di “riconquistare Mosul al momento opportuno”.