Aggiornato il 20/04/26 at 07:40 pm
di Shorsh Surme –—— I dati sul traffico marittimo indicano che la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz è stata completamente interrotta lunedì, mentre resta incerto il destino dei colloqui tra Stati Uniti e Iran.
Secondo i sistemi di tracciamento delle navi, il traffico marittimo nello stretto è stato totalmente bloccato nel corso della giornata, con appena tre imbarcazioni in transito nelle ultime dodici ore. L’analisi congiunta di immagini satellitari, dati di Cinemax e rilevazioni di Kpler evidenzia che la petroliera Niro, sottoposta a sanzioni britanniche, ha lasciato il Golfo e stava attraversando lo stretto nella stessa giornata.
Le informazioni disponibili indicano inoltre che altre due navi, una petroliera per prodotti chimici e una per gas di petrolio liquefatto (GPL), sono entrate nel Golfo attraverso lo stretto lunedì.
Sul fronte diplomatico, il futuro dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, avviati per porre fine al conflitto in Medio Oriente, appare sempre più incerto dopo l’annuncio di Teheran di non voler partecipare a un secondo round negoziale.
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato lunedì che «al momento non è previsto un secondo round di negoziati con gli Stati Uniti». Ha aggiunto che Washington «non ha dimostrato un reale impegno nel proseguire il processo diplomatico», accusandola di aver compiuto «atti di aggressione» e di aver violato i termini del cessate il fuoco.
Secondo Baghaei, «le proposte americane non sono serie e le loro richieste sono irrealistiche», ribadendo che «Teheran ha chiarito le proprie posizioni e non intende modificarle». Ha inoltre affermato che «scadenze e ultimatum non hanno alcun valore quando si tratta di proteggere i nostri interessi».
Il portavoce ha poi sottolineato che «la rimozione dell’arsenale nucleare non è mai stata un’opzione sul tavolo», rimarcando che la posizione di Teheran resta quella di preservare le proprie capacità nucleari all’interno del territorio nazionale.
Queste dichiarazioni sono giunte poche ore dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato l’invio di emissari in Pakistan per avviare nuovi colloqui e aveva minacciato ulteriori attacchi contro l’Iran qualora Teheran non avesse accettato le condizioni poste da Washington.