Aggiornato il 19/04/26 at 12:04 pm
di Shorsh Surme –——Il capo della delegazione negoziale iraniana ha dichiarato che nei colloqui con gli Stati Uniti sono stati compiuti alcuni progressi, pur riconoscendo che permangono divergenze significative sulla questione nucleare e sullo Stretto di Hormuz. Parallelamente, il presidente americano Donald Trump ha parlato di “colloqui molto positivi”, avvertendo però Teheran di non utilizzare lo Stretto come strumento di pressione.
Secondo quanto riportato da CBS News, i negoziati tra Washington e Teheran dovrebbero riprendere a Islamabad lunedì. In vista di questa nuova fase, Trump starebbe valutando l’invio di una delegazione di alto livello per accelerare il processo e raggiungere un accordo.
Domenica, nella capitale pakistana, sono state dispiegate ingenti forze di sicurezza in preparazione dei colloqui, come riferito da Reuters.
Sabato, nessuna delle due parti ha rivelato i dettagli della bozza di accordo che intendono discutere, mentre il cessate il fuoco temporaneo scadrà mercoledì.
Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con i raid aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran, ha provocato migliaia di vittime e si è esteso al Libano. La chiusura dello Stretto di Hormuz — attraverso il quale, prima della guerra, transitava circa un quinto del petrolio mondiale — ha contribuito all’aumento dei prezzi globali dei carburanti.
I combattimenti proseguono in Libano: domenica mattina l’esercito israeliano ha annunciato la morte di un soldato e il ferimento di altri nove nel sud del Paese.
“Abbiamo fatto progressi, ma c’è ancora molta strada da fare. Su alcune questioni restiamo fermi. Loro hanno le loro linee rosse, ma potrebbero esserci solo uno o due punti di disaccordo”, ha dichiarato Mohammad Bagher Qalibaf ai media statali.
Trump ha affermato di aver avuto “un’ottima conversazione”, senza fornire ulteriori dettagli. Sabato, tuttavia, Teheran ha modificato la propria posizione, ripristinando il controllo dello Stretto di Hormuz.
L’Iran sostiene che la decisione sia una risposta al continuo blocco navale statunitense dei suoi porti, definito una “violazione del cessate il fuoco”.
La Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che la marina iraniana è pronta a infliggere “nuove e amare sconfitte” ai nemici del Paese. Trump ha definito la mossa iraniana un insieme di “minacce e pressioni”, pur mantenendo un giudizio positivo sull’andamento dei colloqui.
Il presidente statunitense ha difeso il regime di sanzioni e ha minacciato di “ricominciare a bombardare” se non verrà raggiunto un accordo a lungo termine entro mercoledì.
La tensione è aumentata dopo l’attacco a due navi che tentavano di attraversare lo Stretto sabato. Il governo indiano ha convocato l’ambasciatore iraniano a Nuova Delhi per esprimere “seria preoccupazione” riguardo all’abbattimento di due imbarcazioni indiane.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che le proprie forze stanno applicando il blocco navale imposto all’Iran, senza però commentare gli ultimi attacchi.
Tra i temi principali discussi a porte chiuse a Islamabad, il nodo centrale resta la durata del cessate il fuoco e la moratoria sulle attività nucleari. Washington chiede una sospensione di vent’anni, mentre Teheran propone un periodo compreso tra tre e cinque anni.
Nel frattempo, Trump affronta forti pressioni interne: a novembre si terranno le elezioni di metà mandato per il Congresso e, tra l’aumento dei prezzi della benzina, l’inflazione e il calo di popolarità, la Casa Bianca punta a un accordo rapido.
Nonostante il calo del 10% dei prezzi del petrolio registrato venerdì, dopo l’annuncio della riapertura dello Stretto, circa 20.000 marinai e centinaia di navi restano bloccati nella zona in attesa di condizioni favorevoli.