Aggiornato il 13/04/26 at 07:59 pm
di Shorsh Surme —-In seguito all’annuncio del fallimento dei negoziati di Islamabad, sono emerse posizioni statunitensi e iraniane che riflettono la profondità dei disaccordi tra le due parti, in particolare riguardo al programma nucleare e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, i mediatori hanno continuato i loro sforzi per mantenere la fragile tregua e colmare le lacune, nella speranza di riportare Washington e Teheran al tavolo negoziale e, potenzialmente, raggiungere un accordo più ampio.
Dopo quasi un’intera giornata di discussioni, il ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si è concluso nelle prime ore di domenica mattina senza alcun risultato, confermando che le divergenze rimangono profonde.
I colloqui di Islamabad hanno rappresentato il primo incontro diretto tra i due Paesi in oltre un decennio e il livello più alto di contatto diplomatico dal 1979.
Cosa è successo nei negoziati?
I due Paesi hanno avviato negoziati diretti sabato, con l’obiettivo di allentare le tensioni e porre fine alla guerra, alla presenza di delegazioni di alto livello. Il dialogo è seguito all’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan, dopo la guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio, durata circa 40 giorni.
La delegazione statunitense era guidata dal vicepresidente J.D. Vance, accompagnato dagli inviati Steve Wittkopf e Jared Kushner. La delegazione iraniana era invece guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araqchi.
Vance ha annunciato il suo ritorno a Washington senza un accordo dopo oltre 20 ore di colloqui, accusando Teheran di aver respinto le condizioni statunitensi, in particolare quelle relative al futuro del programma nucleare iraniano.
Dal canto suo, Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di non essere riusciti a conquistare la fiducia dell’Iran, nonostante — a suo dire — la delegazione iraniana avesse presentato “proposte costruttive”.
Un funzionario statunitense ha illustrato ad Axios le principali condizioni poste da Washington:
cessazione di tutte le attività di arricchimento dell’uranio;
smantellamento dei principali impianti nucleari (la maggior parte già distrutta);
consegna dell’uranio altamente arricchito in possesso dell’Iran;
accettazione di un quadro regionale di pace, sicurezza e de-escalation che includa gli alleati degli Stati Uniti;
cessazione dei finanziamenti ai gruppi considerati “terroristici” da Washington, tra cui Hamas, Hezbollah e il movimento Houthi;
impegno ad aprire completamente lo Stretto di Hormuz senza imporre tasse di transito.
Sabato, Vance aveva già annunciato il fallimento dei negoziati, affermando che Teheran “ha scelto di non accettare le condizioni statunitensi”.
Domenica mattina, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’imposizione di un blocco navale nello Stretto di Hormuz e l’avvio di procedimenti penali contro le navi che pagano pedaggi all’Iran. Ha dichiarato che il blocco “inizia immediatamente”, aggiungendo che l’obiettivo è “raggiungere una situazione in cui tutti possano entrare e uscire liberamente dallo Stretto”.
Trump ha affermato che i colloqui con Teheran sono stati “alla fine molto amichevoli” e che Washington “ha ottenuto quasi tutto ciò di cui aveva bisogno, tranne la rinuncia dell’Iran alle sue ambizioni nucleari”. Ha aggiunto che si aspetta un ritorno dell’Iran al tavolo negoziale.
Secondo il Wall Street Journal, Trump starebbe valutando attacchi limitati contro l’Iran dopo il fallimento dei colloqui, oltre a imporre il controllo statunitense sullo Stretto di Hormuz come leva per sbloccare la situazione.
In parallelo, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato che, a partire dalle 10:00 di lunedì (14:00 GMT), impedirà l’ingresso e l’uscita dalle rotte marittime iraniane.
Quali sono i punti di disaccordo con l’Iran? Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che le due delegazioni hanno raggiunto un’intesa su diversi punti, ma che permangono divergenze su “due o tre questioni chiave”, sufficienti a impedire un accordo definitivo.
Secondo l’agenzia Tasnim, Baghaei ha spiegato che:
sono stati discussi i 10 punti proposti dall’Iran e quelli presentati dagli Stati Uniti;
la via diplomatica “rimane aperta”;
nuove questioni, come lo Stretto di Hormuz, hanno aggiunto complessità ai negoziati.
Il New York Times ha citato funzionari iraniani secondo cui i principali punti di disaccordo riguardano:
la riapertura dello Stretto di Hormuz;
il destino di circa 900 libbre di uranio altamente arricchito;
la richiesta iraniana di sbloccare quasi 27 miliardi di dollari di entrate petrolifere congelate all’estero.
Teheran ha inoltre respinto qualsiasi collaborazione con Washington nella gestione dello Stretto, sostenendo che la questione debba rimanere di competenza esclusiva dei Paesi della regione.
Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha dichiarato che l’Iran ha negoziato “in buona fede” per porre fine alla guerra, ma che, quando si era vicini a un memorandum d’intesa, sono emerse “posizioni estreme, cambiamenti improvvisi e nuove sanzioni”.
Il capo negoziatore iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha rilasciato dichiarazioni ai media iraniani, ribadendo che Teheran continuerà a difendere i propri interessi nazionali e che la pressione militare o economica non potrà sostituire una soluzione politica.