Iran. Tra escalation militare e crisi energetica globale

Aggiornato il 20/03/26 at 05:25 pm

di Shorsh Surme –——Le valutazioni e le analisi israeliane indicano che gli sviluppi della guerra in corso con l’Iran si intrecciano con complessi calcoli politici, economici e militari, in un contesto segnato da continui attacchi e da crescenti preoccupazioni per le ripercussioni sui mercati energetici e sulla stabilità regionale.
Un’analisi pubblicata da Haaretz suggerisce che la crisi energetica derivante dal conflitto, in particolare dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, abbia iniziato a influenzare anche le valutazioni statunitensi, nonostante il presidente Donald Trump continui a minimizzare le conseguenze economiche. Secondo il quotidiano, l’aumento dei prezzi del carburante e le pressioni interne negli Stati Uniti potrebbero spingere Washington a considerare una rapida conclusione della guerra.
Sul terreno, gli attacchi americani e israeliani contro obiettivi in Iran proseguono, mentre resta incerta la prospettiva di una soluzione politica o di un possibile rovesciamento del regime. Parallelamente, continuano i lanci di missili dall’Iran e dal Libano, e sono emerse nuove capacità militari finora sconosciute all’interno di Hezbollah. Tutto ciò rafforza l’ipotesi che il conflitto possa trasformarsi in una lunga guerra di logoramento, piuttosto che in un’operazione rapida e decisiva.
Nel frattempo, Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran sarebbe “quasi conclusa”, sostenendo che gli Stati Uniti abbiano intensificato le operazioni militari a un ritmo superiore alle previsioni. Ha inoltre espresso insoddisfazione per la nomina di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema, successore del padre Ali Khamenei, ucciso durante l’Operazione “Leone Nascente”. Pur insinuando che la scelta del giovane Khamenei possa rivelarsi un errore per Teheran, il presidente statunitense si è astenuto dal rivolgergli minacce dirette.
Nel contempo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato fedeltà alla nuova guida, mentre tra i residenti di Teheran prevale un diffuso pessimismo sulla possibilità di un cambiamento. Trump ha inoltre confermato che Washington non ha ancora deciso se avviare un’operazione di terra per mettere in sicurezza l’uranio arricchito a Isfahan, pur avendo discusso questa opzione con Israele.
Le valutazioni americane e dei Paesi del Golfo indicano anche la possibilità che l’Iran intensifichi gli attacchi contro impianti petroliferi e del gas nella regione, nel tentativo di esercitare pressione sugli Stati Uniti attraverso un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio. Si prevede inoltre che Trump presenti alla nuova leadership iraniana un ultimatum, accettare le condizioni americane sul programma nucleare, sui missili e sul ruolo regionale, in cambio della cessazione degli attacchi. È ampiamente previsto che Teheran respinga tali condizioni.
Secondo diverse stime, gli attacchi statunitensi e israeliani continueranno per diversi giorni e potrebbero estendersi fino a colpire impianti nucleari e petroliferi. Nel frattempo, Washington valuta misure per proteggere il traffico petrolifero nel Golfo e aumentare le forniture globali, mentre l’Iran minaccia di intensificare ulteriormente gli attacchi e di lanciare missili più potenti, alimentando i timori di un confronto regionale ancora più ampio.