Aggiornato il 16/03/26 at 12:35 pm
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Il Ministro del Petrolio iracheno, Mohammed al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, ha rivolto un avvertimento urgente alla Regione del Kurdistan iracheno (KRG), invitandola a porre fine alla sua dipendenza dagli oleodotti utilizzati per esportare il petrolio di Kirkuk verso la Giordania.
«Mancano solo 100 chilometri per completare l’ispezione finale dell’oleodotto», ha dichiarato il Ministro del Petrolio iracheno, Hayyan Abdul Ghani, in un breve comunicato diffuso dopo le tensioni tra i due governi negli ultimi due giorni. L’oleodotto turco consente al petrolio di Kirkuk — tra 200.000 e 250.000 barili al giorno — di raggiungere direttamente i porti internazionali senza transitare nel territorio della Regione del Kurdistan.
Baghdad non guarda soltanto alla Turchia. Abdul Ghani ha infatti precisato che il Ministero del Petrolio sta preparando gare d’appalto per l’esportazione di greggio attraverso il porto siriano di Baniyas e tramite l’oleodotto giordano di Aqaba, come parte di una strategia volta a diversificare le rotte energetiche.
«Nonostante la sospensione delle esportazioni e le sue implicazioni finanziarie…», ha aggiunto il ministro, assicurando che l’attuale produzione irachena — tra 1,5 e 1,6 milioni di barili — sarà sufficiente a coprire pienamente il fabbisogno interno di centrali elettriche e raffinerie, evitando qualsiasi crisi di carburante.
«L’Iraq vuole avere il pieno controllo delle esportazioni di petrolio e non attenderà più complessi accordi politici per riprendere le esportazioni attraverso la Regione del Kurdistan», ha affermato. «Non saremo più collegati all’oleodotto del Governo Regionale del Kurdistan».