Come i Cambiamenti di Regime e gli Interventi Esterni Negano ai Curdi uno Statuto Politico

Aggiornato il 28/02/26 at 07:57 pm

di Husamettin TURAN——–Il Medio Oriente è storicamente una scena di continua competizione per il potere e di ricorrenti cambiamenti di regime. Gli Stati della regione, influenzati da dinamiche interne ed esterne, hanno attraversato profonde trasformazioni, e uno dei fattori determinanti di tali mutamenti è stato l’intervento delle potenze globali. Attori esterni come gli Stati Uniti e il Regno Unito, soprattutto nel periodo successivo alla Guerra Fredda, hanno spesso colmato i vuoti di potere locali secondo i propri interessi strategici. Questi interventi miravano a rimodellare le performance e la legittimità dei regimi regionali, relegando in secondo piano le rivendicazioni di status e autonomia delle comunità locali.
Gli esempi storici mostrano come questo processo sia ricorrente. In Turchia, durante l’ultimo periodo dell’Impero Ottomano, il ruolo dei Giovani Turchi fu poi assunto, con la proclamazione della Repubblica, dall’élite kemalista. Tale cambiamento non rappresentò soltanto una trasformazione ideologica, ma anche una sistematica limitazione della rappresentanza politica delle comunità locali, in particolare dei Curdi. Successivamente, l’élite kemalista fu affiancata o sostituita dalle applicazioni del “Milli Nizam”, ispirato al modello tedesco, e nella seconda metà del XX secolo dall’ascesa dell’asse politico guidato dall’AKP. Ogni passaggio ha comportato una ristrutturazione della società e dell’assetto etnico esistente, la frammentazione geografica e politica dei Curdi e una crescente pressione sui leader locali affinché si adattassero alle nuove strutture di potere.
L’Iraq rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa dinamica. La caduta del regime di Saddam Hussein, in seguito all’intervento guidato dagli Stati Uniti, ha inaugurato una nuova fase politica. Il periodo post-Saddam ha visto il consolidamento del potere da parte delle forze sciite, mentre l’equilibrio tra arabi sunniti e Curdi è stato ridefinito all’interno di una nuova configurazione politica modellata dagli attori esterni. Per i Curdi, questo processo ha comportato rischi significativi in termini di sicurezza e rappresentanza politica. Essi sono stati costretti a difendere le proprie richieste di autonomia e integrità territoriale entro i confini imposti dai governi centrali e dalle potenze internazionali.
Anche il contesto siriano ha seguito dinamiche simili. Le aree controllate dal regime BAAS, soprattutto dopo lo scoppio della guerra civile, si sono svuotate, e i vuoti di potere sono stati occupati da gruppi legati a DAESH e ad Al-Qaeda. Sebbene tali attori abbiano ottenuto guadagni di potere a breve termine, hanno profondamente alterato gli equilibri etnici e religiosi della regione, generando instabilità continua nelle aree abitate dai Curdi. Questi ultimi sono stati direttamente colpiti da tali trasformazioni e non hanno potuto consolidare uno status politico duraturo nei loro territori.
Questi esempi storici sono fondamentali per comprendere la posizione dei Curdi in Medio Oriente. Essi non sono semplici spettatori passivi dei cambiamenti di regime; al contrario, ogni nuova trasformazione del potere ha introdotto meccanismi volti a perpetuare la loro mancanza di statuto e a subordinare la regione a un ordine semi-coloniale. Tra questi meccanismi figurano la frammentazione sociale e geografica, l’introduzione di strumenti di controllo economico, l’inasprimento delle politiche di sicurezza e la pressione sui leader locali affinché negozino con il potere centrale. Si tratta di una strategia sistematica che impedisce ai Curdi di esercitare pienamente il diritto all’autodeterminazione.
Gli interventi delle potenze globali sono generalmente legati alla volontà di colmare i vuoti di potere locali e di rimodellare la regione secondo i propri interess