Iran. Tensione con gli Usa: il mondo attende mentre crescono i timori di un attacco

Aggiornato il 25/02/26 at 05:30 pm

di Shorsh Surme –—-Il mondo trattiene il fiato in attesa degli sviluppi tra Stati Uniti e Iran, mentre proseguono i negoziati. Le speranze di una soluzione appaiono tuttavia limitate, a causa dei profondi divari tra le due parti, del massiccio rafforzamento militare nella regione e delle pressioni esercitate da Israele affinché venga lanciata un’operazione militare.
Alcuni analisti ritengono probabile l’opzione della guerra e avanzano ipotesi sulle possibili tempistiche. Tra questi vi è la scrittrice israeliana Nonah Jeremy Bob, autrice di un articolo in ebraico pubblicato sul Jerusalem Post e intitolato: “Quando Trump potrebbe decidere di colpire l’Iran?”.
Secondo l’analisi, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, potrebbe lanciare un attacco contro l’Iran tra domenica e giovedì della prossima settimana. Questo scenario presuppone che Trump abbia già deciso di colpire Teheran, ma stia attendendo il completamento di alcune condizioni militari e la conferma che i negoziati non produrranno risultati sufficienti a dissuaderlo.
L’attacco potrebbe avvenire anche giovedì, qualora l’Iran presentasse un’offerta che Trump decidesse di respingere immediatamente. Tuttavia, secondo l’autrice, questa ipotesi appare meno probabile, soprattutto dopo l’annuncio di un incontro tra delegazioni statunitensi e iraniane previsto proprio per giovedì. È plausibile che Trump voglia prendersi del tempo per valutare la nuova proposta iraniana.
Trump potrebbe dunque ordinare un attacco all’inizio o a metà della prossima settimana, ipotesi considerata la più probabile. La scorsa settimana, infatti, il presidente ha concesso all’Iran due settimane per raggiungere un accordo, dichiarando che, in caso contrario, avrebbe autorizzato un’azione militare.
Le sue dichiarazioni successive sono state altalenanti e un funzionario statunitense ha osservato che Trump raramente rispetta scadenze rigide, utilizzandole piuttosto come strumenti di pressione. Se decidesse di concedere alla Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, l’intero periodo di due settimane e di esaminare attentamente la nuova offerta di Teheran entro giovedì, ma la ritenesse comunque insufficiente, l’attacco potrebbe essere lanciato in quel momento.
Un’altra possibilità è che l’esercito statunitense colpisca subito dopo il 19 marzo, alla fine del Ramadan. Il mese sacro islamico è iniziato la scorsa settimana e terminerà appunto il 19 marzo. Trump potrebbe evitare di scatenare una guerra regionale durante questo periodo, per non compromettere la disponibilità dei suoi alleati sunniti a sostenere un eventuale contrattacco contro Khamenei.
Secondo l’articolo, Trump tiene sempre conto anche delle conseguenze politiche delle sue decisioni. Un attacco durante il Ramadan potrebbe rafforzare la narrativa di Khamenei secondo cui una potenza straniera vuole invadere il Medio Oriente, distogliendo l’attenzione dalle repressioni interne, in particolare da quelle seguite alle proteste di gennaio.
Se all’interno dell’Iran fossero in corso riflessioni su un possibile colpo di Stato, un attacco durante il Ramadan potrebbe complicare ulteriormente la situazione.
Nonostante ciò, l’autrice ritiene ancora più probabile la seconda opzione, considerando la durata dello scontro iniziato a fine dicembre e i costi crescenti per mantenere un così vasto dispiegamento militare statunitense nella regione. La tendenza di Trump a prendere decisioni rapide potrebbe prevalere su un processo decisionale più lento e ponderato.
Lo scenario meno probabile è quello di un attacco rinviato a un futuro più lontano. Questa ipotesi appare remota, poiché mantenere due portaerei, oltre una dozzina di cacciatorpediniere e centinaia di velivoli in stato di massima allerta in Medio Oriente costerebbe miliardi di dollari.
Alcune di queste forze sono arrivate nella regione all’inizio di gennaio, altre a metà mese, mentre l’ultimo contingente è atteso nei prossimi giorni.