Aggiornato il 11/02/26 at 11:06 am
di Shorsh Surme ———-L’Iran ha avvertito ieri del rischio di «pressioni e influenze distruttive» sugli sforzi diplomatici, alla vigilia della visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Washington, dove i colloqui dovrebbero concentrarsi sui negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, durante la conferenza stampa settimanale, ha dichiarato: «La parte con cui stiamo negoziando sono gli Stati Uniti, e spetta a loro decidere se agire indipendentemente dalle pressioni e dalle influenze distruttive che danneggiano la regione».
Baghaei ha poi aggiunto che «il regime sionista, essendo una forza dirompente, ha ripetutamente dimostrato la sua opposizione a qualsiasi processo diplomatico nella nostra regione che porti alla pace».
I colloqui tra Teheran e Washington sono ripresi venerdì a Muscat, mesi dopo il fallimento dei precedenti negoziati, interrotti in seguito agli attacchi aerei senza precedenti lanciati da Israele contro l’Iran lo scorso giugno, che avevano innescato un conflitto durato dodici giorni.
Durante quell’escalation, Israele aveva colpito alti funzionari militari iraniani, scienziati e siti nucleari, oltre ad aree residenziali. Gli Stati Uniti si erano poi uniti alla campagna, prendendo di mira importanti impianti nucleari iraniani. Teheran aveva risposto con attacchi con droni e missili contro Israele e contro la base aerea di Al Udeid, in Qatar, la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente.
«L’esperienza di giugno è stata pessima», ha ricordato Baghaei. «Sulla base di queste esperienze, siamo determinati a salvaguardare gli interessi nazionali dell’Iran attraverso la diplomazia».
Il portavoce ha ribadito che l’attenzione dell’Iran rimarrà esclusivamente sulla questione nucleare, con l’obiettivo di raggiungere un accordo in cambio della revoca delle sanzioni.
Baghaei ha affermato che i colloqui della scorsa settimana con gli Stati Uniti hanno permesso a Teheran di valutare la serietà della controparte e hanno mostrato una comprensione sufficiente per proseguire il processo diplomatico. «L’incontro di Muscat non è durato a lungo», ha spiegato. «Il suo scopo era valutare la serietà dell’altra parte e capire come procedere lungo questa strada». Ha poi aggiunto: «Dopo i colloqui, abbiamo ritenuto che ci fosse comprensione e accordo per continuare il percorso diplomatico».
Riguardo alla visita di Netanyahu a Washington, Baghaei ha affermato che gli Stati Uniti devono «agire in modo indipendente, liberi da pressioni esterne, in particolare quelle provenienti da Israele, che ignorano gli interessi della regione e persino quelli degli stessi Stati Uniti».
Teheran insiste che i negoziati debbano riguardare esclusivamente il programma nucleare, mentre Washington vuole affrontare anche il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi armati in Medio Oriente.
L’ufficio di Netanyahu ha dichiarato sabato che «qualsiasi negoziato deve includere la limitazione dei missili balistici e il congelamento del sostegno all’asse iraniano», riferendosi ai gruppi armati sostenuti da Teheran nella regione.
Questi colloqui arrivano dopo le minacce di Washington e l’invio di una portaerei statunitense nella regione, in risposta alla sanguinosa repressione delle proteste antigovernative in Iran il mese scorso.
Nel frattempo Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, è arrivato oggi in Oman, secondo l’agenzia IRNA, pochi giorni dopo un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran. Larijani ha dichiarato che la visita affronterà gli ultimi sviluppi regionali e internazionali, oltre alla cooperazione economica tra Iran e Oman. Successivamente si recherà in Qatar, come confermato da Baghaei.
Intanto le autorità iraniane continuano la repressione delle proteste: secondo varie denunce, diversi manifestanti sono stati uccisi e numerosi operatori sanitari arrestati per aver curato i feriti durante le dimostrazioni. Proprio in questi giorni, la Repubblica islamica celebra il quarantasettesimo anniversario della rivoluzione del 1979.