Iran. Tra due mondi: l’attesa di Sarah mentre continuano le proteste

Aggiornato il 06/02/26 at 06:18 pm

di Shorsh Surme –——–Con un occhio al passato e l’altro al futuro, Sarah vive questi giorni osservando i rapidi sviluppi nella sua terra natale. Ha lasciato l’Iran anni fa, come un pesce fuor d’acqua, come qualcuno che fugge da una stanza troppo stretta, pur continuando a stringere la chiave in tasca.
Si è stabilita a Roma, dove la sua vita si è avvicinata di più a ciò che aveva sperato, anche se in modo meno turbolento. Qui nessuno si interessa al suo passato e nessuno tenta di costruirle addosso un ricordo alternativo. Ma il suo cuore è rimasto legato a un altro luogo: a città di cui conosce i nomi delle strade, i contorni e i dolori con la stessa intimità con cui riconosce i volti delle persone amate.
Alla fine del 2025 seguiva con attenzione il crollo accelerato del rial iraniano. Mentre i visitatori di Roma festeggiavano il Capodanno davanti alla Fontana di Trevi, lei, con emozioni contrastanti, monitorava gli sviluppi in Iran, parlando a lungo con la sua famiglia a Teheran e con gli amici. Gli iraniani, come molte persone in Medio Oriente, parlano di tutto: politica, economia, religione. Ma la notte dell’8 gennaio 2026 cambiò tutto.
L’ansia non esplose all’improvviso; si insinuò lentamente, come un’umidità gelida. Prima una raffica di avvertimenti, poi un silenzio improvviso.
Le città iraniane erano in fermento. Le proteste erano scoppiate per l’impennata dei prezzi, il crollo della valuta e la sensazione diffusa che la vita fosse diventata insopportabile. Poi l’attenzione si spostò: gli slogan economici divennero politici e i movimenti iniziarono a prendere di mira le istituzioni governative, chiedendo il rovesciamento del regime.
Teheran non era più sola, né lo era il suo bazar, dove la prima scintilla si era accesa in via Jomhouri, vicino al mercato dell’elettronica. La rabbia si diffuse rapidamente in altre città. Sarah guardava video tremolanti e sfocati sui social: cori, fumo, volti coperti, persone che correvano senza meta. Poi, all’improvviso, tutto si fermò: internet venne interrotto in tutto l’Iran.
Sarah sapeva cosa significava. In Iran, il silenzio non è quiete: è il preludio a qualcosa di molto peggio. Passò allora ai canali di informazione internazionali, che riportavano numeri freddi e distaccati: morti, arresti, scontri, incendi, forze di sicurezza. Ma lei non vedeva numeri. Vedeva volti, luoghi, ricordi.