Aggiornato il 08/01/26 at 01:21 pm
di Husamattin TURAN ——I Curdi hanno difeso non solo la propria esistenza, ma l’onore stesso dell’umanità contro il terrorismo. La lotta condotta contro la barbarie dell’ISIS a Kobane, Shengal e Raqqa è andata ben oltre alleanze tattiche, calcoli di interesse e ringraziamenti temporanei. È stato un prezzo pesante e sanguinoso fatto pagare al popolo curdo affinché l’umanità non si consegnasse all’oscurità. Migliaia di giovani curdi sono stati uccisi, città rase al suolo, famiglie distrutte. Eppure il popolo curdo non si è ritirato; si è fatto scudo per il mondo intero contro una delle organizzazioni più feroci dell’epoca moderna.
Ciò che accade oggi non è una “guerra tra Damasco e i Curdi”, né una questione di sicurezza interna. Questa narrazione è una distorsione consapevole della realtà. I Curdi non hanno condotto una guerra totale contro il regime siriano. La realtà sul campo è chiara: i Curdi si trovano di fronte alla proiezione in territorio siriano dell’ostilità storica dello Stato turco verso il popolo curdo. Il fatto che i Curdi siano presi di mira ad Aleppo non può essere spiegato ignorando il ruolo diretto o indiretto di Ankara. Si tratta di una strategia di liquidazione sistematica e continuativa, portata avanti da uno Stato per soffocare il futuro politico di un altro popolo.
Per lo Stato turco la questione non è mai stata il “terrorismo” né la “sicurezza”. Il problema è sempre stato l’esistenza stessa dei Curdi, la loro richiesta di status, la loro volontà di essere un soggetto politico. Per questo motivo, ovunque i Curdi abbiano respirato libertà, la mente statale turca ha portato la guerra. Ciò che è avvenuto a Dersim, Zilan, Cizre, Sur, Afrin, Serêkaniyê e oggi ad Aleppo sono manifestazioni della stessa politica in luoghi diversi. I metodi sono cambiati, le giustificazioni sono state mascherate, ma la linea della negazione e dell’annientamento non è mai mutata.
Se ieri il mondo ha guadagnato tempo grazie alla resistenza curda a Kobane, e oggi tace mentre gli stessi Curdi sono sotto attacco dello Stato turco, questo silenzio non è ignoranza: è complicità aperta. La comunità internazionale, quando si tratta dei Curdi, sospende il diritto, trasforma i diritti umani in merce di scambio e getta consapevolmente i valori universali. Il popolo curdo, proclamato “alleato” nella lotta contro il terrorismo, viene trattato come un elemento sacrificabile quando si tratta del suo diritto alla vita, alla sicurezza e all’autodeterminazione.
Quanto accade ad Aleppo non è un’eccezione, ma il risultato logico di questo sistema corrotto. La mancanza di status per i Curdi non è soltanto un vuoto giuridico; significa aggressione permanente, minaccia continua e massacro sistematico. Un sistema che tace quando scorre il sangue curdo, che non interroga l’aggressore ma il popolo che resiste, è un sistema moralmente fallito e politicamente marcio. Nessuna forza che oggi non sappia difendere il diritto alla vita dei Curdi potrà domani parlare legittimamente di democrazia, diritto o umanità.
Il diritto internazionale riconosce in modo chiaro e inequivocabile il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il popolo curdo rivendica questo diritto da un secolo, e da un secolo viene represso, con lo Stato turco in prima linea. Eppure i Curdi non si sono arresi. Né i massacri, né gli esili, né le operazioni transfrontaliere sono riusciti a spezzare la loro volontà. Oggi la richiesta di indipendenza del Kurdistan non è una minaccia, ma l’antidoto al caos, alla guerra e all’ipocrisia che dominano il Medio Oriente.
Le frasi di ringraziamento, le medaglie e le alleanze temporanee hanno ormai perso ogni valore. L’onore che i Curdi hanno difeso contro il terrorismo può essere completato solo con il riconoscimento di uno status politico per il Kurdistan. In caso contrario, questo ordine mondiale passerà alla storia come un ordine di vergogna: quello che ha applaudito Kobane e ha taciuto ad Aleppo, che ha ricordato Shengal e ha abbandonato i Curdi al loro destino.
E i responsabili di questa vergogna, anche se oggi non verranno giudicati in nessun tribunale, non potranno sfuggire al verdetto della storia.